Zingaretto rosso, il lupo e la nonna

“In un programma che tratta argomenti molto diversi tra loro hai portato la voce della politica vicino alle persone. Ce n’è bisogno”. Così su Twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha difeso il “Live” della conduttrice Barbara D’Urso dopo che alcuni rumors circolati sui social parlavano di chiusura in anticipo del suo programma a fine marzo. Notizia per altro non confermata da Mediaset che, riferisce una nota dell’ANSA, dichiara di “non avere informazioni in merito”. Il frettoloso intervento del leader PD ha suscitato molte discussioni all’interno della sinistra. (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 25 febbraio 2021 – Mi aspettavo un commento del PD che sottolineasse la sentenza che eleva i ciclo-corrieri a lavoratori tutelati e invece è arrivato il tweet di Zingaretti a favore della D’Urso. Non mi unisco alla lapidazione del Segretario PD, che ha già troppi guai. Ma certo avverto – insieme a molti amici – l’avanzato stato di confusione dell’identità del maggior partito della sinistra. Ci sarà un’assemblea e un congresso per  rimetterne a fuoco l’immagine. Basterà?

Noi sfollati di sinistra dai tempi di Berlinguer e Bersani, siamo stufi di alloggiare nei benemeriti campi di accoglienza di Leu. Vorremmo ritornare in un partito che sui riders e la dignità del lavoro, fa una battaglia epocale. E invece si rischia di vedere un PD, che riaccoglie Renzi come il ritorno ad una normalità interrotta. Così pure Zingaretto Rosso ha capito che il pelo e le zanne sotto la cuffia di certi suoi colleghi non sono di una nonna di sinistra.

Ci vorrebbe uno Smeriglio da una parte e un Conte dall’altra per federare Sinistra e 5 Stelle “Nuova gestione”. Solo con rigenerazioni e innovazioni tra i riformisti si potrà mettere in campo un’alternativa alla destra di Salvini-Meloni e al centrodestra di Renzi-Marcucci. Ma non c’è tempo da perdere.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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