Vuoi vedere che Grillo stavolta ci ha preso?

CECILIA FABIANO AG.TOIATI GRILLO DAVANTI LA RAIAl simpatico articolo di Daniele Cerrato, tratto da articolo 21, aggiungo che i grillini non avevano tutti i torti a protestare perché, contrariamente a quanto affermato dal presidente Letta durante la trasmissione di Fazio, e senza precisazioni da parte di quest’ultimo, il movimento cinque stelle, a differenza del Pd,  si era effettivamente espresso contro il porcellum votando a favore della mozione Giachetti per abolirlo e tornare al mattarellum, così come è vero che poi Grillo, ripensandoci,  ha optato per la sua convenienza (nandocan)  

di Daniele Cerrato, 30 settembre 2013*

Mattinata bagnata fradicia a Roma. Davanti a viale Mazzini, davanti alla Rai, di fronte al cavallo dalla salute più sfuggente d’Italia e’ arrivata la banda Grillo, i grilletti. E giù a dirne sul Servizio Pubblico: venduti, balenghi, servi, servitori, serviti… Insomma: “cameriere, il solito”. Io ho visto il servizio sul Tg1 delle 13.30, da quando ho saputo del raid Rai in mattinata praticamente non ho avuto altro pensiero e finalmente tac: il servizio. Lui, il leader, prima asciutto poi fradicio, nel pieno delle intemperie e davanti al cavallo, ha una parola per tutti, nessuna buona, ma anche nessuna novità. Per l’autore del “pezzo” Grillo e grilletti ce l’hanno anche, forse addirittura in particolare, con il TG1 reo di averli trascurati, di averli descritti come una spaesata banda di politici improvvisati, di gente che ha pescato nel mazzo un Jolly e non sa che farsene. Insomma tutte fandonie. Intanto scorrono le immagini: poche riprese, strette, strette, su una distesa di ombrelli e umanità fradicia e decisa quella mossa dal richiamo del comico che un tempo, mica tanto lontano, veniva qui a firmare i suoi contratti milionari e poi posava col direttore generale di turno nel giardinetto giapponese per una foto ricordo. Così andò per anni e anni, tutto liscio, comodo e redditizio fino a quando, l’allora Grillo nazionale, non ha detto in diretta che i socialisti di Craxi rubavano che era una bellezza e in Cina si erano domandati chi borseggiassero quei socialisti la’, visto che erano tutti compatti e avvinti in una stessa ideologia.
Ma questo e’ il passato. Torniamo a questa fradicia mattina. Grazie alle riprese strette sembravano la metà di mille, imbufaliti e per giunta con tanto di presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, un Fico credetemi, in accompagno. Peccato che testimoni oculari (come diceva Totò, mica testimoni così… a caso) giurano che la banda dei grilletti era fatta si’ e no da una trentina di futuri raffreddati. Togli una decina di giornalisti convocati per l’occasione, cinque o sei cameraman, sei o sette vigili urbani strappati a qualche comodo e asciutto bar, il gruppo, la delegazione, era più o meno come quello del Bar Sport di Madonna del Pilone, precollina torinese, all’incontro organizzativo della festa rionale del “tajarin”. Ora, oltre a trovare strano che un presidente di Commissione parlamentare di Vigilanza Rai anziché convocare i vertici dell’azienda per rampognarli alla bisogna si presenti loro a domicilio, ma l’archivierei alla voce “cortesia istituzionale”, la vera domanda e’: ma perché il Tg 1, obiettivo degli strali del comico che fu, in versione umida, si è affannato così tanto con l’obbiettivo per trasformare la sparuta delegazione grilletta in una folta armata? Perché il Tg 1 ha applicato il solito trucco delle immagini strette che già tante soddisfazioni ha dato ad adunate a destra e a sinistra anche a questi noti intellettuali che ce l’hanno proprio con noi e in particolare con loro?
Non è che ormai andiamo a memoria e quando vediamo una manifestazione diciamo “ristretta” la voglia di farla apparire oceanica o quasi ci piglia la mano? Non è che Grillo ha un po’ di ragione e noi dobbiamo imparare a restituire quel che vediamo e non gli incubi notturni della pasta e fagioli di zia Pina? Ma guardate che così si rischia… Questa delegazione zuppa e’ stata ricevuta dal Direttore Gubitosi in persona, come poteva opporsi a tale assedio? E allora si preparino associazioni venatorie e gruppi zonali della Fips, la federazione della pesca sportiva, bande di ciuchi dal nord est a quello ovest. Basta andare a viale Mazzini con un po’ di amici e si viene ricevuti con tutti gli onori… poi potete chiedere quel che vi serve e avere in cambio, comunque, uno spicchio di notorietà. Ma attenzione. Il meteo e’ importante. Basta che piova… governo? Bravi. Risposta esatta.
* il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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