Vuoi vedere che e’ l’ora di quelli che ragionano?

Presidential candidate Hassan Rohani casts his ballot during the Iranian presidential election in Tehrandi Daniele Cerrato, 16 giugno 2013* – I dopo sbronza sono momenti delicati. Charles Bukowski li ha raccontati cosi’ bene da rendere esperti anche noi che non beviamo o quasi. Ma in una terra dove l’alcool e’ bandito e per bere uno spumante devi adattarti a una specie di gassosa al gusto d’aranciata, la sbronza finita e’ un segnale importante: potrebbe essere contagioso. Il piccolo, iracondo e radioattivo Ahmadinejad e’ stato battuto dal moderato Hassan Rohani. L’Iran non vuole piu’ essere il nemico ringhioso di questi ultimi anni, o almeno cosi’ sembrerebbe. Non vuole piu’, me lo auguro di cuore, essere il paese dei VoPos in motocicletta che sprangano, inseguono e uccidono chi chiede un paese moderno? Il piccoletto dal sorriso furbo e cattivo, quello col giubbotto chiaro da turista a Lourdes, non somiglia a tanti altri iracondi idioti che hanno impestato le politiche mondiali ed europee degli ultimi anni, ricordate? Qualcuno ce l’avevamo anche noi. Forse di fronte a tante crisi spalmate su mondi vecchi e un tempo solidi e mondi nuovi, ieri fragili oggi in delicata rimonta, la fase della protesta fine a se stessa sta tramontando. “Era ora”. Si può dire restando affezionati a leggi, futuro e solidarietà?

Sempre nella storia viene “la volta” di quelli che possono anche ragionare. Nel XX secolo ci volevano morti a milioni, oggi ci possiamo accontentare delle nuove povertà? Di chi si ammazza perché non può permettersi il lusso di pagare tasse e debiti? “Troppo spesso la saggezza e’ solamente la prudenza più stagnante” cantava Battisti, Lucio naturalmente, negli anni ’70 quando tutto, anche le pallottole, sembrava a portata di mano. Non per contraddirlo ma serve andare a tavoletta contro un muro? Pensate che magnifico contagio sarebbe un vento di ragioni confrontate che soffia dall’Iran. Loro non avevano praticamente piu’ scelta. Anni di nemici messi in fila e di sanzioni conquistate hanno reso il paese del petrolio dipendente proprio sull’energia, ospedali balzati indietro di vent’anni per medicinali e tecnologie, un tasso di disoccupazione rampante, una rivoluzione Khomeinista monca.

Al solito tutto l’occidente apre il canale della fiducia in “bianco” davanti al nuovo leader e il nostro ministro degli Esteri Emma Bonino ha ragione a dire “non lasciamolo solo”. Tornare nelle mani degli arringapopoli da strapazzo e’ un attimo. Intanto a casa nostra i “grilletti” stanno per scattare contro il loro leader, il comico che non fa piu’ ridere mi sembra sbiadito come quel piccoletto con il giubbotto beige, quello che ricorda uno in visita a Lourdes. Forse farebbe bene anche Il “nostro” a farci un giro.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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