Voto palestinese vietato: Israele lo blocca a Gerusalemme e Abu Mazen perdente ha la scusa e rinvia

Vade retro Hamas. Capita che a chi è al potere, democraticamente o meno, le elezioni piacciano solo quando al potere sono certi di poterci restare, direttamente o per procura (nandocan)

*da Remocontro, 30 aprile 2021

Somma di opposti autoritarismi . La posizione del governo Netanyahu ha fornito il pretesto per fermare le elezioni di fronte alla possibilità concreta di un insuccesso di Fatah e di una vittoria di Hamas. Abu Mazen, 86 anni, è succeduto alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese dalla morte di Yāser ʿArafāt, nel gennaio 2005.

La scusa di Abu Mazen

Somma di opposte convenienze. Il governo uscente di Netanyahu non ha mai risposto alla richiesta di tenere il voto a Gerusalemme Est «poiché non c’è un nuovo esecutivo in Israele». Ed Abu Mazen, vegliardo presidente dell’Autorità nazionale palestinese che da 15 anni promette elezioni, dato come certo perdente, rinvia e promette. «Non appena Israele darà il suo consenso terremo le elezioni in una settimana”- scrive Michele Giorgio su Nena News-. E con queste poche parole Abu Mazen ha comunicato il rinvio di un voto atteso per 15 anni, per lo sgomento della sua gente».

Rinvio grazie a Netanyahu

«Per tutto il giorno, ad eccezione della lista ufficiale di Fatah, tutte le fazioni palestinesi avevano detto di essere contrarie al rinvio del voto. Ma a nulla sono servite le petizioni, le dichiarazioni pubbliche, la decisione degli islamisti di Hamas e Jihad di non partecipare alla riunione di Ramallah». Hamas, probabile vincente quando mai si voterà, ha anche fatto la voce grossa. «La nostra posizione è chiara – ha detto un suo portavoce – ci opponiamo a questo rinvio e non daremo il nostro aiuto a che questo avvenga». Analoga la posizione espressa dalla sinistra palestinese e da altre fazioni. Ma non c’è stato nulla da fare.

Prepotenza senescente

«Perché la decisione di non andare al voto era già stata presa da Abu Mazen e dai vertici di Fatah e il no di Israele alle elezioni a Gerusalemme Est ha solo fornito il motivo giusto, o il pretesto, per fermare tutto alla vigilia della campagna elettorale di fronte alla possibilità concreta di un insuccesso di Fatah il 22 maggio e di Abu Mazen alle presidenziali del 31 luglio». Altri motivi sono la ‘preoccupazione’ di Israele, Stati uniti, Giordania ed Egitto per il rafforzamento di Hamas, che già controlla Gaza, anche in Cisgiordania.

Riunificazione palestinese sotto Fatah

«Abu Mazen aveva immaginato le legislative come un mezzo per unificare le fazioni palestinesi sotto la sua guida, con il suo partito Fatah vincitore. E le presidenziali una formalità volta a legittimarlo agli occhi non tanto dei palestinesi quanto degli Usa e dell’Ue, nell’era di Joe Biden in cui il presidente palestinese ritiene verranno create le condizioni per un nuovo negoziato con Israele». Ma 15 anni dopo la catastrofe elettorale del 2006, Fatah non ha ancora superato il trauma del fallimento degli Accordi di Oslo mentre resta alta la sfiducia nella sua gestione governativa. E le tendenze nei sondaggi lo hanno confermato, ribadisce Michele Giorgio.

La candidatura Barghouti

A dare il colpo finale alle speranze di Abu Mazen è stata la decisione di Marwan Barghouti, da 19 anni in carcere in Israele e prigioniero politico molto popolare, di dare il suo appoggio ad una lista di dissidenti di Fatah e la possibilità di candidarsi alle presidenziali del 31 luglio. Colpo decisivo all’anziano leader dell’Anp. «Un sondaggio svolto dal Jerusalem Media and Communication Center tra il 3 e il 13 aprile, indicava che il 33,5% degli intervistati (esclusa Gaza) voterebbe per Barghouthi, il 24,5% per Abu Mazen, il 10,5% per il leader di Hamas Ismail Haniyeh e il 31,5% è indeciso». Ad aggravare le previsioni nere di Abu Mazen c’è anche il 93% dei 2,3 milioni di palestinesi che si sono registrati per le elezioni indicando un desiderio di rinnovamento

Gaza protesta contro il rinvio del voto

Cosa accadrà ora nelle strade di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. «Tensione è alta dopo la decisione, revocata solo qualche giorno fa da Israele, di transennare la Porta di Damasco e limitare l’ingresso dei palestinesi nell’area della Spianata di al Aqsa durante il mese di Ramadan». Ora il nuovo no di Israele alle elezioni dell’Anp di Gerusalemme Est. Possibili anche proteste contro Abu Mazen e Fatah in Cisgiordania e Gaza. Previsioni dell’analista Ghassan Khatib al Manifesto: «Non credo che Hamas andrà allo scontro». Per due buoni  motivi: «hanno già guadagnato consensi a danno di Abu Mazen e sono soggetti a pressioni esterne (del Qatar, ndr) affinché tengano una posizione di profilo basso».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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