Vienna e Praga, sovranismi a perdere tra guai giudiziari e sconfitte elettorali

***da Remocontro, 11 ottobre 2021

L’ex giovane ed ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz, scoperto un po’ troppo maliziosamente furbo nel gestire fondi pubblici con cui consolidare il suo potere privato, costretto alla dimissioni, anche se ancora non si arrende e tenta di rimanere in partita politica.
Svolta europeista a Praga. Rigettate le politiche sovraniste e anti-EU del premier uscente Andrej Babiš, coinvolto anche nello scandalo dei fondi offshore Pandora-papers. Gli resta la carta dell’alleanza con l’estrema destra, da suicidio politico.

Orban, Kurz, Babis

Vienna, l’ex giovane ex cancelliere

Travolto dalle accuse, Kurz costretto a dimettersi in Austria. Il più giovane cancelliere d’Europa non aveva altra scelta, martedì sarebbe stato “dimissionato” dal parlamento. Schiacciante l’atto d’accusa per corruzione e peculato della procura anticorruzione che mercoledì ha perquisito le sedi del governo. Venerdì sono state pubblicate altre 500 pagine di chat che illustrano i mezzi brutali usati dall’allora giovanotto già ad inizio carriera, oltre all’uso di fondi pubblici per comprare coperture mediatiche e sondaggi favorevoli. Tutto per rottamare il suo partito, il vecchio Partito Popolare di cultura democristiana, in un partito laico molto di destra, molto xenofobo e molto critico con l’Europa.

Troppi brutti scheletri nell’armadio

Ieri sera invece è venuto fuori il nome dell’attuale ministro degli Esteri Alexander Schallenberg come erede da lui stesso indicato, ma potrebbe essere un ‘non favore’. Dovrà convincere gli alleati Verdi sempre più reticenti e forse, a breve, addirittura l’elettorato austriaco tutto.. Kurz fa sapere che lui comunque rimarrà capo della Oevp, il suo partito, e sarà capogruppo parlamentare, ma l’inchiesta giudiziaria incombe e il suicidio politico non risulta nella statuto del partito di potere che lui stesso aveva disegnato su se stesso.

Praga, il miliardario anti europeista

Gli elettori cechi hanno chiuso almeno in parte la stagione del populismo di governo euroscettico. Il partito di Andrej Babis, l’imprenditore miliardario che quattro anni fa conquistò la premiership con una campagna “antisistema”, ha perso le elezioni parlamentari, anche se di misura. L’Alleanza dei cittadini insoddisfatti –‘Ano’ la sigla-, in ceco l’innocente Si. Vince una coalizione di centrodestra moderata ed europeista –‘Spolu (Insieme)-, col 27.2%. Il terzo polo di centrosinistra, che unisce una rete di sindaci europeisti, ha superato il 15% dei voti. Insieme le due opposizioni hanno la maggioranza dei 200 seggi del Parlamento, circa 108, e potrebbero governare.

Nessun patto con Babis

Entrambe le coalizioni hanno già chiarito che non faranno patti con Babis. «Le due coalizioni democratiche hanno ottenuto la maggioranza e hanno la possibilità di formare un governo», ha dichiarato Petr Fiala, il leader di Spolu, centrosinistra, e suo candidato premier. Ma Babis non si arrende e induce in tentazione una parte della coalizione conservatrice, l’estrema destra dell’Spd, spaccando il centro destra. L’incognita riguarda le mosse del presidente Milos Zeman, che è legato a Babis da un patto politico che già quattro anni fa permise al miliardario di andare al governo pur non avendo la maggioranza.

Pandemia e Pandora Papers

Babis è arrivato alle elezioni col peso della cattiva gestione della pandemia, che ha fatto più di 30mila morti, una delle percentuali più alte in Europa, e per le accuse di conflitto di interessi legate al suo conglomerato Agrofert, su cui c’è un’indagine in corso per malversazione. Non solo Austria insomma. E un mese fa, il suo figlio l’ha accusato di essere un violento, bugiardo e inaffidabile, assicurando di avere le prove dei presunti illeciti del padre. Peggio, la scorsa settimana il nome di Babis è comparso anche nei ‘Pandora papers’ (di cui avete tutti i resoconti su Remocontro). Il premier miliardario avrebbe utilizzato strutture offshore per acquistare immobili in Francia senza dichiararlo.

Pessima cosa per chi s’era presentato come self made man anti-corruzione su cui ha poi costruito la sua carriera politica.

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