Video, la nuova ed eccitante sfida del giornalismo su dispositivi mobili

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Credo che all’entusiasmo di Garcia, ripreso da LSDI, si possa contrapporre qualche argomento. Per seguire l’informazione video non basta lo schermo, serve un auricolare, non sarà un ostacolo ma un impiccio sì, e comunque mostrerebbe un desolante spettacolo di solitudini in autobus e treni affollati. Poi, se i video arricchiscono senza dubbio l’informazione, quale posto avrebbero in questi telegiornalini  editoriali,  commenti e approfondimenti, che oggi fanno la differenza nella carta stampata? Infine, chi è costretto tutto il giorno al lavoro in fabbrica, al negozio o in ufficio avrebbe davvero occasioni e desiderio di interromperlo per aggiornarsi sullo smartphone? ecc.(nandocan)
*** da LSDI – Con gli smartphone eletti a dispositivo preferito, i video come mezzo di informazione acquistano importanza fondamentale. E quindi occorre focalizzarsi sul modo migliore di utilizzarli per potenziare la comunicazione sulle piattaforme mobili. Ne parla diffusamente  Mario R. García in un interessante articolo sul suo blog, spiegando che il video va imponendosi come il formato più adatto per tablet e smartphone.  

Video: the essential, exciting new challenge

di Mario R. García(GarciaMedia) – Ad un raduno di editori e direttori risalente a qualche mese fa, nel corso di una sessione  “botta e risposta” seguita a una mia presentazione, un direttore  mi chiese quale immaginavo che sarebbe stata la più grande sfida  per coloro che dirigevano le redazioni e che curavano la produzione di notizie ed informazione per la loro presentazione nelle svariate piattaforme. Due parole mi si affacciarono alla mente: smartphones e video. Non v’è dubbio, nella mia mente, che se dovessi scommettere su una delle quattro piattaforme mediatiche (telefono, Internet, stampa e tablet) be’, li  metterei sugli smartphone. Smartphone e video vanno a braccetto, e credo che se dovessimo individuare un’area ove vi sia bisogno di offrire più informazione e assicurare innovazioni più sorprendenti, ciò riguarda l’ uso del video inteso come complemento a servizi e articoli, in special modo sui dispositivi mobili. Tuttavia, in molte redazioni tradizionali “video” non è il più positivo dei termini: è un campo di second’ordine, di terzo a volte: un qualcosa che associamo alla TV e ai suoi notiziari, piuttosto che alle notizie pubblicate da un giornale, seppur elettronico. Per me questa è la sfida odierna: portare i responsabili delle redazioni tradizionali, classicamente orientati e ispirati al mondo della ‘stampa’, a pensare “in termini di video’ e incorporare quest’idea nelle loro riunioni periodiche con la redazione. L’ASCESA DELLO SMARTPHONE COME DISPOSITIVO PRIMARIO Secondo il rapporto Nieman Lab, scritto da Joshua Benton: I nuovi dati editi da eMarketer stimano che, negli Stati Uniti, circa il 23% del traffico web generato dagli americani viaggerà su dispositivi mobili: questo mettendo in conto il totale delle forme  di comunicazione ivi incluse televisione, radio e stampa; il “mobile” è già in testa agli altri mezzi elettronici, ovvero laptop e desktop (18%), e la sua fetta di audience crescerà ulteriormente in sintonia con il crescere dei canali e la riduzione del costo dei dispositivi elettronici che lo supportano. Benton aggiunge: “sette anni dopo l’avvento dell’iPhone, gli smartphones si sono trasformati da strumento elettronico tecnologico elitario a sofisticati computer da mano, tascabili e per tutti: hanno cambiato in maniera epocale il modo in cui la gente apprende le notizie, e temo che molte aziende non abbiano ancora compresa la portata di tale cambiamento.” Gli smartphone sono macchine sociali, personali, strumenti ottimizzati per fornire all’ individuo informazione e divertimento: ebbene, molta parte di questa ottimizzazione e/o potenziamento di queste nuove ”notizie” viaggia mediante il formato video. Tutto ciò è corroborato anche dal terzo Digital News Report, che si tiene annualmente ed ha un raggio di azione che copre una decina di stati. Gli smartphones stanno incoraggiando gli utenti a cercare ed ottenere notizie lungo l’arco di tutta la giornata, facendo così ridurre la dipendenza dall’abitudine di un apposito orario per guardare la televisione o aspettare l’uscita del giornale. VIDEO E TABLET Se esiste un dispositivo mobile ove il video regna sovrano, è il tablet: secondo i risultati di un recente studio, vediamo la fruizione video aumentare su tablet a spese degli smartphone; dai dati di Living With Digital, ricerca commissionata da Futursource Consulting, emerge come l’evidente crescita del consumo video sui tablet, fatto che comprova la ”cannibalizzazione“ da parte di questi ultimi a danno degli smartphone. PERCHE’ SI GUARDANO I VIDEO SUGLI SMARTPHONE Secondo una ricerca di Business Insider Intelligence la fruizione video su telefoni cellulari è cresciuta maggiormente che non quella su PC o su tablet nell’ultimo anno, e così oggi in Usa sono ben 41 milioni le persone che lo fanno regolarmente. Secondo questo studio, gli schermi ridotti tipici della gran parte degli smartphone non costituiscano un ostacolo per i video: messaggio che dovrebbe risuonare nelle orecchie di ogni caporedattore o grafico e in ogni redazione. I video “da smartphone” hanno un comune denominatore: sono, per la maggior parte, brevi, solo il 40% dura più di dieci minuti. Dato questo comprovato dal lavoro svolto con edizioni destinate proprio agli smartphones, e testimoniato da gruppi di studio che lo documentano globalmente.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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