Via il segreto di Stato Usa sull’11 settembre. Le Torri gemelle e l’Arabia saudita

di Ennio Remondino, 4 settembre 2021

Il presidente Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo per togliere il segreto ai documenti legati all’attacco terroristico dell’11 settembre. La decisione a otto giorni dal ventesimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle. Nei giorni scorsi molti familiari delle vittime avevano chiesto, in tono polemico, a Biden di non presentarsi alla cerimonia, se non avesse ordinato la desecretazione dei documenti.
L’ordine esecutivo firmato da Biden chiede al procuratore generale di rendere pubblici nei prossimi sei mesi i documenti declassificati. Quali documenti e declassificati fa chi?
Secondo osservatori e famiglie delle vittime rivelerebbero il coinvolgimento dell’Arabia Saudita.

Verso un po’ verità con 20 anni di ritardo

Joe Biden come promesso ha firmato un decreto in cui ordina la declassificazione di alcuni documenti (quali?), finora top secret relativi alle indagini sugli attacchi dell′11 settembre 2001. I documenti, che secondo molti osservatori e le famiglie delle vittime potrebbero rivelare il presunto coinvolgimento dell’Arabia Saudita, saranno resi pubblici nel giro di sei mesi. Il presidente viene così incontro alle famiglie delle vittime le quali avevano chiesto ripetutamente di declassificare le carte.

Via i segreti o non ti vogliamo vicino

In vista del ventennale degli attacchi inoltre gli avevano anche chiesto di non venire a New York qualora avesse deciso di tenere ancora segreto il dossier. In questi giorni avevano anche chiesto, in una lettera inviata all’ispettore generale del dipartimento della giustizia, di avviare un’indagine sul bureau investigativo per alcune prove che potrebbero essere andate perse o non più rintracciabili.

Quelle prime 28 pagine di segreti

Molti americani pensano che gli attentati dell’11 settembre 2001 non siano stati organizzati “solo” da Osama Bin Laden, ma siano frutto di una più ampia cospirazione che vede coinvolti ambienti vicini alla Casa regnante saudita. Lo aveva scritto nel 2016 la Commissioni Intelligence della Camera e del Senato in un rapporto sulle attività dei Servizi di Intelligence prima e dopo gli attacchi terroristici del settembre 2001. Delle migliaia di pagine del rapporto sull’incapacità dimostrata dalla comunità d’intelligence americana di mettere insieme e analizzare informazioni che avrebbero potuto sventare gli attentati, 28 le pagine chiave protette dal segreto di stato che, dopo proteste e pressioni mediatiche, sono state desecretate da Obama il 15 luglio del 2016.

I pericolosi amici di Trump

Quali segreti i tanto esplosivi in quelle 28 pagine da spingere due presidenti di fedi politiche contrapposte, a coprirle col segreto di Stato? Salvaguardare l’alleanza e i legami economici che uniscono Washington e Riad da oltre mezzo secolo. Scriveva la Commissione: «Mentre si trovavano negli Stati Uniti alcuni dei dirottatori dell’11 settembre ricevettero supporto e assistenza da personaggi che possono ritenersi collegati al governo saudita. Ci sono informazioni da fonti dell’FBI secondo le quali almeno due di questi personaggi erano funzionari dell’intelligence saudita». I due personaggi principali di cui si parla nelle 28 pagine rimaste segrete per un quindicennio sono Omar Bayoumi e Omar Bassnan, cittadini sauditi fuggiti dagli Stati Uniti poche settimane dopo gli attentati di New York e di Washington.

Il plateale coinvolgimento saudita

Secondo l’FBI, Omar Bayoumi era “chiaramente un funzionario dell’intelligence saudita” con uno stipendio pagato sia da compagnie di stato saudite che direttamente dalla moglie dell’ambasciatore, il principe Bandar. Cifre più consistenti quando arriva negli Stati Uniti il commando di 19 terroristi di Al Qaeda che avrebbero poi compiuto gli attentati. È stato sempre Bayoumi che nel 2000 ha accolto a San Diego due dei dirottatori, Nawaf Al Hazmi e Khalid Al Midhar, trovando loro un appartamento in affitto e firmando col suo nome come garante il relativo contratto. Ma, soprattutto, è stato lui ad avergli «fornito informazioni sulle scuole di volo». Anche Omar Bassnan Anche Bassnan riceveva fondi dall’ambasciatore saudita

L’impunità sovrana dei principi assassini

Le 28 pagine contengono molti altri dettagli su personaggi legati al governo saudita con provati legami con Al Qaeda. Uno dei capi di Al Qaeda, Abu Zubaydah, arrestato in Pakistan nel marzo del 2002, aveva indosso al momento della cattura una rubrica telefonica che conteneva, tra l’altro, il numero riservato del principe Bandar (il quale, è bene ricordarlo, si vantava di pranzare almeno una volta alla settimana con il presidente Bush e col vice presidente Dick Cheney) e quello del capo delle sue guardie del corpo. Ed ecco l’accusa gravissima in casa Usa. Secondo l’ex senatore repubblicano Bob Graham, «Il governo federale ha tentato di riscrivere il racconto dell’11 settembre per negare il ruolo dei sauditi in questa orribile storia».

Poi con Trump amore e affari

Parole molto dure che non hanno comunque guastato le eccellenti relazioni che legano Washington a Riad, rafforzate con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Nel 2016, dopo le rivelazioni della Commissione parlamentare, approvata la legge “Giustizia contro gli sponsor del terrorismo” che poteva consentire alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di chiedere risarcimenti miliardari al Regno saudita. Scenario improbabile, almeno per ora. Titubanze di Obama, e con Trump alla Casa Bianca la legge si è poi arenata al Senato.

Oltre le ‘28 pagine nere’ che già dicono molto, nel prossimo futuro sarà davvero desecretata la prova definitiva sul coinvolgimento diretto e consapevole del governo del Regno arabo in un atto di guerra contro l’America? E gli Stati Uniti sono pronti a rischiare di dover sconvolgere le loro spesso spregiudicate alleanza in Medio Oriente?

Articoli recenti:

  • 4. L’eredità schiavista e coloniale
    Sulla lunga durata, la realtà è che noi siamo proprio i figli dell’esperienza coloniale. E sarebbe ingenuo pensare che i suoi effetti possano essere cancellati nel giro di pochi decenni. Chi nasce oggi sul nostro pianeta non è personalmente responsabile di quella pesante eredità; ma ciascuno è responsabile del modo in cui sceglie o meno di prenderla in considerazione nella sua analisi del sistema economico mondiale, delle sue ingiustizie e dei cambiamenti da apportarvi.
  • Dalla galera Usa per Assange a quella greca per chi denuncia la politica corrotta
    Antonio Cipriani ci racconta del giornalismo di Assange che, per aver denunciato cose orrende commesse dal potere violando il segreto utile a coprire i crimini, ora rischia la galera a vita se estradato degli Stati Uniti. Qualche dovuta ironia su certo giornalismo tuttologo da salotti tv da ‘brodino riscaldato’–splendida immagine- all’attualità del giornalismo greco -Unione europea- che minaccia di galera i giornalisti che hanno scoperto e denunciato le loro ruberie. Scandalo Novartis, multinazionale dei farmaco che elargiva tangenti alla politica per ottenere prezzi più altri per la vendita dei loro prodotti, rubando a tutti col ricatto sulla malattia. Non è piccola cosa ciò che sta accadendo in Grecia, nella quasi totale disattenzione della stampa internazionale
  • Danimarca, Spagna e Grecia 4° dose ai fragili. Ungheria a tutti. Italia e la burocrazia del Covid
    Quarta dose, in Europa partono Danimarca, Spagna e Grecia. E Ungheria. In Israele già vaccinati con il secondo richiamo, la quarta dose, in 500 mila. In Cile dopo gli immunodepressi è il turno degli over 55. Italia, il presidente della Regione Lazio Zingaretti: ‘regole semplificate e chiare contro la burocrazia del Covid’.
  • La libertà di stampa degli Assange che meritiamo
    È esaltante il profumo di libertà che sale dalle arene mediatiche. Lo percepisci, un misto di aromi di intelligenza e potere, con quella sua fragranza antica e nel contempo nuova nuovissima, direi innovativa, di informazione appena messa a tavola, apparecchiata con i suoi servizi buoni, tra argenterie e cristalli, pizzi antichi, vezzi e vizietti. Una compagnia di amici che si leggono, stimano, interpellano e recensiscono l’un l’altro. Ospitate e libri cartonati buoni per fare un dono significativo a qualcuno che ti sta davvero sulle scatole.
  • Libertà e libertinaggio
    Con questa riflessione voglio chiarire un possibile equivoco, che può essere facilmente ingenerato da alcune mie posizioni nei riguardi delle relazioni erotiche e sessuali, quando non vengono correttamente intese. L’ipotesi della “coppia aperta”, di cui mi sono dichiarato più volte fautore, si pone, regge, ha valore, solo nel caso di un rapporto che funziona, di un rapporto cioè in cui è ancora vivo il desiderio reciproco.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: