Vertice Malta. Unicef: in 3 mesi 190 bambini morti nel Mediterraneo

“L’Ue accoglie con favore il memorandum di intesa” firmato tra Roma e Tripoli “ed è pronta a sostenere l’Italia nella sua attuazione”». Al vertice di Malta, un successo per l’Italia e per Gentiloni che sono riusciti a portare la Libia in cima all’agenda Ue. I piani sono in  realtà due, uno europeo e uno italiano. A differenza di quello europeo, che si affida alla formazione della Guardia Costiera libica che avrà il compito di riportare a terra i migranti intercettati nelle acque territoriali, l’Italia sarà presente in Libia con i suoi uomini, tre motovedette e l’adeguamento e finanziamento dei centri per migranti, la «fornitura di medicinali e attrezzature mediche» e “l’avvio di programmi di sviluppo nelle regioni libiche colpite dai fenomeni dell’immigrazione”. L’intesa prevede che “entro tre mesi” sia dato il via ad “una cooperazione euro-africana più completa e ampia per eliminare le cause dell’immigrazione clandestina».  Contraria all’accordo europeo si è detta la portavoce dell’agenzia dell’ONU per i rifugiati, Carlotta Sami. In un’intervista alla Repubblica,  ha dichiarato che la Libia non è un approdo in cui si si possa rimpatriare chi cerca asilo….nei 24 centri non di accoglienza ma di detenzione vengono praticati violenze, torture, abusi. Le donne subiscono stupri ripetuti”. (nandocan)

***dal Redattore Sociale, 3 febbraio 2017 – Negli ultimi 3 mesi il Mar Mediterraneo e’ stato luogo di morte per 190 bambini migranti e rifugiati. L’Unicef ha perciò lanciato un appello “urgente” ai leader dei 28 Stati membri dell’Unione Europea che si incontreranno oggi a Malta. Argomento centrale del vertice alla Valletta sarà proprio la crisi dei rifugiati e dei migranti.

“Il crescente numero di bambini dispersi in mare sottolinea il grande pericolo rappresentato dal viaggio dal Nord Africa all’Italia, insieme alla pressante necessità per i Governi di entrambe le sponde del Mediterraneo di fare di più per salvarli – afferma Justin Forsyth, vicedirettore generale dell’Unicef -. Le decisioni che verranno prese al vertice di oggi – sottolinea Forsyth – potrebbero letteralmente fare la differenza fra la vita e la morte per migliaia di bambini che transitano o che sono bloccati in Libia. Hanno bisogno di un’azione immediata, adesso”.
I morti. Nella ricostruzione dell’organizzazione umanitaria emerge che fra novembre 2016 e la fine di gennaio 2017 almeno 1.354 migranti e rifugiati sono annegati. La maggior parte di queste morti si è verificata lungo la rotta marittima del Mediterraneo Centrale, fra la Libia e l’Italia, dove si sono registrate 1.191 morti. Questo numero evidenzia Unicef, “è di circa 13 volte maggiore rispetto a quello riportato lungo questa rotta durante lo stesso periodo nel 2015-2016. Con l’Europa stretta ancora nella morsa dell’inverno, questa rotta, come altre, compresa quella dall’Egitto, potrebbe diventare anche più pericolosa nelle prossime settimane”.
L’Unicef invita quindi l’Unione Europea e i suoi Stati membri a impegnarsi nelle seguenti azioni per proteggere i bambini sradicati:
– Prevenire lo sfruttamento e la tratta di bambini;
Aderire pienamente al principio di non respingimento: mandare i bambini indietro, verso il pericolo, o far ritornare le barche in Libia senza un piano adeguato per proteggerli, aggiungerebbe solo altre difficoltà a quelle che già affrontano;
– Impegnare risorse per rafforzare i programmi di protezione dell’infanzia in Libia;
– Investire in centri di accoglienza e cura; questi centri dovrebbero garantire istruzione e servizi sanitari, e non dovrebbero mai essere utilizzati per detenere bambini sulla base del loro status di migranti;
– Investire in programmi di reinsediamento e di ricongiungimento familiare, in modo che i rifugiati e i migranti disperati non debbano rivolgersi ai trafficanti e rischiare le proprie vite.
L’Unicef sta operando lungo le rotte migratorie e anche in Libia, fornendo ai bambini e alle famiglie rifugiate e migranti servizi di protezione, igienico-sanitari, acqua e supporto per istruzione, salute e igiene. Nella notte di mercoledì, l’Unicef e il suo partner Intersos hanno preso parte al salvataggio di 754 persone nelle acque del Mediterraneo Centrale, compresi 148 bambini non accompagnati. Nei giorni passati, la Guardia Costiera italiana ha salvato 285 bambini anche grazie all’aiuto dell’Unicef e di Intersos. (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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