Verso la manifestazione del 12 ottobre

di Vincenzo Vita, 8 settembre 2013

Conferenza stampa della FIOM per avviare i necessari confronti e definire le iniziative a difesa della Carta CostituzionaleSi è tenuta a Roma domenica 8 settembre l’assemblea aperta sulla Costituzione promossa da Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti, Lorenza Carlassare e Maurizio Landini. Eccezionale la partecipazione – stracolme tutte le sale di via dei Frentani – e ottimo il livello del dibattito. L’iniziativa è scaturita dall’intreccio di diversi appelli, tra i quali quello di “Articolo 21”, cui hanno aderito – grazie al tam tam de “il Fatto Quotidiano” centinaia di migliaia di persone. Del resto, il tema è diventato di enorme rilievo vista la spinta a mettere le mani sulla Carta, in particolare sull’articolo 138 che garantisce le procedure democratiche e partecipative nell’ipotesi di eventuali cambiamenti. Male ha fatto Enrico Letta in queste ore a tacciare di conservatorismo la difesa della Costituzione. Il Presidente del consiglio sa benissimo che la sottile linea rossa riguarda l’assetto essenziale dell’articolato e il coinvolgimento popolare in caso di decisioni emendative. Se mai i ritocchi possono (e devono) toccare il bicameralismo perfetto o il numero dei parlamentari, da dimezzare. Non il resto. Se ne parla, ma quei mutamenti rimangono nei cassetti… E neppure ha senso il comitato di specialisti che istruisce il dibattito, in modo assolutamente extra-istituzionale. Tanto che la Carlassare ha ricordato di essersi dimessa.Rodotà nell’apertura e Landini nelle conclusioni hanno sottolineato l’importanza della manifestazione promossa per il prossimo 12 ottobre, luogo di allargamento della partecipazione e delle alleanze. Guai a restringere il campo, come pure qualche intervento lasciava trasparire. Anche perché, al contrario, proprio il tema della guerra in Siria e il dramma della mancanza di lavoro e del precariato richiedono una prospettiva non congiunturale. E, infatti, onore alle numerose associazioni promotrici e alla Fiom, uscita vittoriosa dal confronto con Marchionne. La lotta paga sempre.
Il percorso avviatosi non vuole essere la ricostruzione della sinistra che non c’è o il rifugio dei naufraghi, con felice (e tragica) sottolineatura di Rodotà. Insomma, per l’intanto si procede per negazione. Verrà il tempo, speriamo presto, di una logica – al contrario – affermativa. Da ultimo: applausi a scena aperta sulla necessità di non abbassare la guardia in merito al “videomessaggio” di Berlusconi, che la Rai non può e non deve trasmettere, checché ne dica il direttore generale Gubitosi.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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