Vergognosa circolare ai presidi del Veneto dall’assessore regionale Donazzan

Leggo con ritardo che una circolare, in data 9 gennaio, firmata dall’assessore regionale all’istruzione della regione Veneto Elena Donazzan e inviata ai Dirigenti Scolastici dei vari istituti, chiede che le famiglie degli studenti musulmani condannino apertamente gli attentati terroristici avvenuti a Parigi. Pubblico volentieri la reazione della Rete degli Studenti Medi che “condanna con forza questo gesto, volutamente xenofobo e divisivo” (nandocan).

Donazzan Elena***“Le parole utilizzate in tale lettera – dichiara in un comunicato il coordinatore della Rete nel Veneto, Tommy Ruzante  –  sono sconfortanti e inadeguate in un momento così complesso; La tragedia parigina necessita di una forte risposta di coesione e unità tra le varie culture che compongono la nostra società e le nostre scuole. Non possiamo accettare che si decida, per l’ennesima volta, di giocare sulla pelle dei ragazzi e delle loro famiglie, considerando a tutti gli effetti le famiglie musulmane i cui studenti sono iscritti nelle scuole del Veneto come complici, a meno di smentita, di quanto successo a Parigi”.

“Le voci dei rappresentanti del mondo musulmano, si sono levate forti e chiare, condannando l’attentato accaduto in Francia – aggiunge Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete – L’assessore regionale del Veneto Donazzan specula sulla paura e persegue solamente un clima elettorale pericoloso. Come Rete degli Studenti Medi ci impegneremo perché atti come questo, volti a seminare panico e generare divisioni e distinguo tra gli studenti sulla base della confessione religiosa familiare, vengano cancellati dalla consapevolezza, dall’integrazione e dalla solidarietà che stiamo mettendo in campo in queste ore per difendere la nostra democrazia e l’Europa intera”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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