Veca

***di Massimo Marnetto, 8 ottobre 2021

Ho conosciuto Salvatore Veca quando entrambi militavamo in Libertà e Giustizia. Ovviamente lui ai vertici con Zagrebelsky, Eco, Ginsborg…, io come responsabile del Circolo di Roma. Nelle poche volte in cui ci siamo parlati, ho notato in lui la pacatezza dello studioso di grande spessore, che voleva però rimanere in contatto con la realtà. Si batteva contro quella che per lui era la forma più grande di sofferenza dello spirito: l’ingiustizia. In tutte le sue declinazioni.

Mi ricordo quando gli confidai che avrei voluto scrivere un mio commento ai giornali tutti i giorni, perché credevo nel ruolo degli sconosciuti, abilitati alla parola pubblica dalla Costituzione. Ne fu così entusiasta, da chiedermi con grande generosità` di inserirlo nella mia lista.

Ogni tanto mi mandava un suo commento, con incitamenti a non smettere l’impegno di gettare pensieri nella discussione pubblica, ‘perché e` nella nostra tradizione classica il dovere di portare il pensiero civile nell’agorà’. Salvatore Veca è stato un grande intellettuale. Cioè una persona non solo di vasta cultura, ma anche con il coraggio di usarla per prendere posizioni pubbliche. Correndo il rischio della chiarezza.

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