Variante Omicron dal Sudafrica il virus lasciato crescere e mutare nei Paesi poveri di vaccini

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Ufficialmente è il ‘B.1.1.529’, la nuova variante del Covid-19, prima che l’Organizzazione mondiale della sanità provvedesse a ribattezzarla con la povera e innocente «O» dell’alfabeto greco. Omicron appena individuato e già corre. Non abbiamo fatto in tempo a chiudere gli ingressi da 8 Stati africani che Omicron era già in Europa: «un caso in Belgio, una giovane donna arrivata dall’Egitto via Turchia, non vaccinata», segnala il Corriere.

Perché Omicron fa paura

Perché, spiega Silvia Turin, «presenta contemporaneamente quasi tutte le mutazioni che si conoscono dalle varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta, più altre nuove». E più complicate 32 mutazioni nella proteina del virus che i vaccini usano per innescare il sistema immunitario. Il sospetto -la paura- è dunque che Omicron possa eludere in parte i vaccini. Certamente il nuovo contagio corre dove meno corrono i vaccini, a denunciare la necessità di rendere accessibile il vaccino anche nei Paesi poveri, riducendone il prezzo oggi esoso.

Ma è solo un sospetto

«Serviranno alcune settimane per capirne l’impatto», dice l’Oms; «È prematuro prevedere se sarà necessario adattare i vaccini», frena l’Agenzia europea del farmaco. Un po’ più allarmista Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute: «Questa variante preoccupa per la contagiosità altissima che sembra possedere». Più rassicuranti Pfizer e la sua partner tedesca BioNTech, cui dobbiamo il vaccino: «Due settimane per capire quanto è pericolosa, 100 giorni per adattare il vaccino se sarà necessario».

Infiniti 100 giorni per capire

Il problema è cosa può accadere in 100 giorni, si chiede  Gianluca Mercuri sempre sul Corriere. E non solo sul già minacciato fronte sanitario. «La sola idea di un’economia di nuovo paralizzata ha buttato giù le Borse e cambiato le prospettive in poche ore», spiega Marco Sabella. Il prezzo del petrolio sino a ieri fronte di scontro sui prezzi tra Usa e Cina contro sauditi e Russia, di colpo crolla, «proprio sui timori che la variante possa frenare la crescita economica mondiale».

La variante B.1.1.529 «buca» i vaccini?

Dall’inizio della pandemia sono stati riconosciuti oltre 1.500 ceppi differenti del virus SARS-CoV-2 e per ora sono quattro le varianti definite «preoccupanti» dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Per ora non è stato ancora valutato se e quanto la nuova variante sarà più trasmissibile o più letale, anche se l’Oms ha detto che «i primi segnali» dimostrerebbero una maggior capacità di trasmissione e una maggior capacità di reinfezione.

«Ora vaccini anche ai Paesi poveri»​

L’arrivo sulla scena della variante sudafricana riapre anche il dibattito sulla vaccinazione per tutti e dei costi del vaccino, sottolinea Avvenire. Se si vuole bloccare la circolazione del virus a livello mondiale e il proliferare di nuove varianti nei cinque continenti, che poi arrivano rapidamente nei Paesi ricchi, c’è una sola via: permettere a tutte le nazioni, anche le più povere, di potere avere le dosi di Pfizer a prezzi accessibili. La logica non può essere solo quella del profitto, nell’interesse di tutti.

Oxfam ed Emergency

Sul tema Oxfam Italia ed Emergency. Un’indagine con  77 epidemiologi da 28 paesi del mondo. «La stragrande maggioranza di loro aveva dichiarato che se non si fosse aumentata la copertura vaccinale a livello globale sarebbero potute sorgere varianti del virus resistenti al vaccino. 2/3 di loro avevano avvertito che c’era solo 1 anno a disposizione per non vanificare l’efficacia dei vaccini e contenere le mutazioni del virus». «Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti».

Cosa possiamo fare?

Dunque le varianti nascono quando e dove il virus è lasciato libero di circolare. Le vaccinazioni e i comportamenti hanno il potere di tenerlo a freno. La copertura globale della prima dose nel mondo è del 53%, ma è concentrata in pochissimi Paesi. La copertura della prima dose è al 62% in Europa, al 69% in Usa e solo all’11% in Africa. 

Nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro, ribadisce l’OMS.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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