VAD – voto a distanza

***di Massimo Marnetto, 15 gennaio 2022

Dopo la ”materia” dei documenti – dalla carta fisica, al supporto digitale – ora la tecnologia si appresta ad attaccare la ”presenza fisica”, moltiplicando funzioni svolte in remoto. Come la didattica a distanza, il lavoro agile da casa, le conferenze virtuali: tutte situazioni caratterizzate dalla sostituzione della presenza collettiva territoriale, con la connessione singola digitale. Ora questa de-territorializzazione si appresta ad estendersi anche nel rito politico delle votazioni.

Quella dei cittadini-elettori, che chiedono il voto postale – già esistente in collaudate democrazie – per evitare i viaggi di molti fuori sede, con il recupero di una quota sensibile di partecipazione. Ma anche quelle dei parlamentari-elettori, che sentiranno l’esigenza del VAD – voto a distanza – fin dalle imminenti elezioni presidenziali, vista la loro coincidenza con il picco dei contagi. 

L’abilitazione dei parlamentari al VAD’ sarebbe una innovazione epocale, anche per la forte attenuazione dello scarto tra  ”aventi diritto” e ”presenti”. Certo, la votazione perderebbe l’intensità del rito – che richiede compresenza e territorio consacrato – ma credo che l’avvento di un Parlamento ”diffuso” sia inevitabile, in un futuro molto più prossimo di quanto pensiamo.

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