Vaccini per ricchi, ma il mostro Big Pharma chiede ancora più soldi

da Remocontro, 3 agosto 2022

Vaccini per ricchi, ma il mostro Big Pharma chiede ancora più soldi
Una dose Pfizer d’ora in poi sarà pagata 19,50 euro contro i 15,50 delle precedente fornitura. Moderna chiede 25,50 dollari a dose, sopra i 22,60 dollari del precedente accordo

Profittatori senza pudore ma coi brevetti

CON IL MONOPOLIO DI BIG PHARMA SUI VACCINI COVID, GLI STATI HANNO PAGATO FINO A 24 VOLTE IL LORO COSTO DI PRODUZIONE denuncia Oxfam, l’organizzazione internazionale contro la povertà nel mondo.

Un nuovo rapporto, rivela come i vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna sarebbero stati venduti a prezzi esorbitanti agli Stati, che potrebbero pagare 41 miliardi di dollari in più nel 2021, rispetto al costo di produzione stimato da 1,18 a 2,85 dollari a dose e nonostante 8,2 miliardi di finanziamenti pubblici ricevuti dalle due aziende.
L’Italia avrebbe potuto risparmiare 4,1 miliardi di euro, sufficienti a garantire oltre 40 mila nuovi posti di terapia intensiva. il COVAX 5 volte di più: cifra sufficiente a vaccinare già oggi ogni persona nei Paesi a basso-medio reddito. Oxfam: “Vaccini Pfizer e Moderna venduti a prezzi fino a 24 volte il costo. Anche se hanno avuto 8 miliardi di finanziamenti pubblici”.

Nuovi contratti con Bruxelles

Pfizer e Moderna chiedono prezzi più alti per fornire alla Ue altre 2,1 miliardi di dosi di vaccino anti Covid di qui al 2023. Lo prevedono i nuovi contrati siglati quest’anno con Bruxelles, rinegoziati dopo che i test di fase tre hanno evidenziato che i vaccini a mRNA hanno una maggiore efficacia rispetto ai sieri più economici sviluppati da Oxford-AstraZeneca e Johnson&Johnson. A rivelarlo è il Financial Times, che ha potuto esaminare gli accordi. Il nuovo prezzo per i vaccini Pfizer è di 19,50 euro contro i 15,50 delle precedente fornitura mentre quello di Moderna sale invece a 25,50 dollari a dose, sopra i 22,60 dollari del precedente accordo ma meno dei 28,50 dollari inizialmente previsti dopo che l’ordine è stato ampliato.

Variante virus e profitti

Il Financial Times (Ft) sottolinea che le richieste di dosi per i richiami e la diffusione di nuove varianti sorreggano la domanda dei prodotti più efficaci. Secondo un funzionario vicino ai negoziati, citato dal Financial Times, le società hanno sfruttato il loto potere di mercato e usato la «solita retorica dell’industria farmaceutica…i vaccini funzionano quindi hanno aumentato il ‘valore’».
Il quotidiano finanziario ricorda che i contratti Ue sono stati sottoscritti in un momento complesso della campagna vaccinale nell’Unione, mentre il blocco affrontava problemi di forniture da parte di AstraZeneca e Johnson&Johnson e le autorità stavano indagando su un sospetto legame fra le dosi di questi vaccini e i coaguli di sangue che si sono manifestati in rari casi.

Denuncia Oxfam-Emergency

Nei giorni scorsi Oxfam e Emergency, avevano denunciato che il costo della vaccinazione globale con gli innovativi vaccini a mRNA, potrebbe essere almeno 5 volte più basso, se i colossi farmaceutici non godessero dei monopoli sui brevetti dei vaccini Covid. Grazie a quei brevetti hanno fatto pagare ai Paesi ricchi fino a 24 volte il costo stimato di produzione e ai Paesi in via di sviluppo fino a 5 volte tanto.
Costo reale moltiplicato 24 volte

Nuove analisi delle tecniche di produzione dei vaccini di tipo rMNA, messi in commercio da Pfizer/BioNTech e Moderna – realizzate da Public Citizen con ingegneri dell’Imperial College e pubblicate nel rapporto – rivelano infatti che questi vaccini potrebbero essere realizzati in media con un costo che varia da appena 1,18 a 2,85 dollari a dose.

Cosa ci hanno rubato

Solo l’Italia – affermano Oxfam e Emergency – fino ad oggi per questi due vaccini avrebbe speso 4,1 miliardi di euro in più di denaro dei contribuenti. «Risorse che potrebbero essere investite per rafforzare il sistema sanitario nazionale, consentendo, ad esempio di allestire oltre 40mila nuovi posti di terapia intensiva (ad oggi sono poco più di 8.500) oppure di assumere oltre 49 mila nuovi medici (ad oggi sono poco più di 100 mila quelli dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale)».

I 5 Big Boss Pharma

1° Johnson & Johnson (428 miliardi di dollari)
L’azienda farmaceutica che vale di più al mondo è la statunitense Johnson & Johnson, con sede legale nel New Jersey. 230 filiali sparse fra 57 Stati, vende i suoi prodotti in 175 Paesi. La multinazionale è quotata nell’indice Dow Jones, e il suo valore complessivo è di 428 miliardi di dollari a giugno 2021, in crescita dai 364 miliardi di marzo 2020.

2° Roche Holding (281 miliardi di dollari)
La Roche Holding, nel settore farmaceutico la Hoffman-La Roche, sede legale in Svizzera. La multinazionale è quotata al Six Swiss Exchange e possiede per intero la statunitense Genetech, che opera nel campo delle biotecnologie. La Roche è stata condannata per quello che passò alla Storia come il disastro di Seveso, con avvelenamento ambientale da diossina.

3° Pfizer (217 miliardi di dollari)
Pfizer, il colosso newyorkese della farmaceutica, è quotata nell’indice Dow Jones. È famosa per essere la casa farmaceutica che investe più risorse in ricerca e sviluppo. Nonostante sia titolare di uno dei primi vaccini anticovid entrati in commercio, Pfizer condivide il brevetto con la tedesca BioNTech, alla quale spettano metà dei profitti.

4° Merck & Co. (183 miliardi di dollari)
La Merck & Co. è una multinazionale con sede nel New Jersey, USA. Quotata al Nasdaq, la società è passata a valere 183 miliardi di dollari, a giugno 2021, dai 186 miliardi di marzo 2020. Nel 2011 la Merck & Co fu condannata a pagare 950 milioni di dollari. Questo perché l’azienda avrebbe nascosto in modo consapevole i possibili effetti collaterali di un suo farmaco antinfiammatorio.

5° Novartis (180 miliardi di dollari)
Fondata nel 1996, Novartis è una multinazionale con sede in Svizzera che possiede tutte le società coinvolte nella sua catena di produzione. Essa, inoltre, possiede il 33% della Hoffman-La Roche, ramo operativo della Roche Holding. Novartis ha, a giugno 2021, una capitalizzazione di 180 miliardi di dollari, in calo dai 200 miliardi dello stesso periodo del 2020.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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