Usigrai: «Nel mirino di Fuortes anche il tg Sport della notte, il 29 dicembre sciopero dei giornalisti Rai»

***da FNSI/Usigrai, 23 dicembre 2021

Tagliare senza un progetto anche sull’informazione sportiva aggrava il problema della marginalità a cui il servizio pubblico si sta condannando con la perdita di diritti su diverse discipline, a partire dal calcio», denunciano i rappresentanti sindacali. Che ribadiscono: «Manca una prospettiva di rilancio».

Nuovo intervento dell’Usigrai «sullo sciopero proclamato per il 29 dicembre e sull’ennesimo taglio all’informazione di servizio pubblico. Questa volta nel mirino dell’ad Fuortes è finito il Tg Sport della notte. Unico appuntamento che, tenuto conto delle norme sui diritti sportivi, può tempestivamente trasmettere gol e risultati delle gare serali del calcio e degli altri sport». È quanto si legge in una nota dei rappresentanti sindacali.

«Con il taglio della terza edizione della Tgr – spiegano i giornalisti del servizio pubblico – fanno la stessa fine anche gol e risultati della serie C di ciascuna regione e così anche per le squadre locali degli altri sport. Tutte notizie e immagini che dal 10 gennaio la Rai darà solo il giorno dopo. Con un danno al pubblico pagante (quello del canone) che, se vorrà e potrà permetterselo, dovrà cercare queste notizie sui nuovi player privati che forniscono a pagamento questi servizi». 

Per l’Usigrai, «tagliare senza un progetto anche sull’informazione sportiva aggrava il problema della marginalità a cui il servizio pubblico si sta condannando con la perdita di diritti su diverse discipline, a partire dal calcio. Manca una prospettiva di rilancio del servizio pubblico. Manca un piano industriale che realizzi gli impegni sottoscritti con il Contratto di Servizio». 

Intanto, concludono i rappresentanti sindacali, «l’amministratore delegato che taglia spazi di informazione giustificandolo con i dati di ascolto rimane lo stesso che in Vigilanza il 23 novembre scorso aveva detto che  dal suo punto di vista la Rai deve essere “un servizio pubblico che non insegue lo share come unico parametro di successo ma che propone e offre una vera e piena alternativa al modello di televisione commerciale”. E aggiunge “lo share, se non letto allargando lo sguardo, può rivelarsi una informazione fuorviante”».

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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