UNCI: La Giustizia amministrativa si nasconde al cittadino

giustizia bloccata

La foto accanto è stata scattata da me sulla schermata che appare cliccando sul sito in questione. Per il resto rinvio al comunicato che segue, appena ricevuto da Guido (nandocan)

da Guido Columba, presidente dell’Unione cronisti della FNSI , 8 aprile 2014* – Per paura della possibile corruzione del personale, la Giustizia amministrativa ricorre a un black out dell’informazione che impedisce ai cittadini di sapere cosa facciano Consiglio di Stato e Tribunali amministrativi regionali (Tar) che decidono sulle vicende degli enti pubblici e quindi, a maggior ragione, con il bisogno del controllo dei cittadini. Con ciò ribaltando la sentenza di uno dei massimi giuristi italiani, Franco Cordero: “La sola cosa più importante del rendere giustizia è il vedere come il giudice la rende”. Perché dietro le cortine fumogene del segreto tutto può avvenire. Lo sanno bene i giudici della Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che nelle loro sentenze ripetutamente definiscono i giornalisti “cani da guardia della democrazia” e bollano come illegittime e illegali tutte le </span>e limitazioni al loro lavoro.

Il black out, iniziato da qualche giorno, consiste nell’oscuramento per i giornalisti del sito internet www.giustizia-amministrativa.it (unico, sia per i Tar , sia per il Consiglio di Stato). E’ una conseguenza diretta, dicono, del Piano per la prevenzione della corruzione nell’ambito della Giustizia amministrativa 2014 – 2016 emesso il 30/1/2014 con un decreto dal Presidente del Consiglio di Stato Giorgio Giovannini.

In una lunga e meticolosissima elencazione di casi di eventuale, sospetta, possibile corruzione del personale, il decreto sancisce che i giornalisti non possano più accedere al portale e che al personale  “non è consentito intrattenere rapporti con organi di stampa od altri mezzi di comunicazione di massa aventi ad oggetto le attività istituzionali”. Rimane, sulla carta, una terza via: chi avesse interesse alla  consultazione dei ricorsi contro le amministrazioni pubbliche, può inviare una e-mail all’indirizzo: “webmaster@giustizia-amministrativa.it” che risponderà con i tempi della Giustizia, cioè a babbo morto, cioè, si può ipotizzare, mai o comunque troppo tardi.

Senza l’informazione tempestiva dei giornalisti, i cittadini non sapranno praticamente nulla di ciò che combinano Consiglio di Stato e Tar: il processo amministrativo, infatti, è pubblico solo nella fase conclusiva poichè le udienze sono “in camera di consiglio” nella fase cautelare. Il Codice del processo amministrativo prescrive che le decisioni (ordinanze, decreti e sentenze) diventano pubbliche con il deposito in cancelleria, con l’apposizione del numero di registro e la notifica alle parti. Quindi solo agli interessati, non alla generalità dei cittadini che vengono informati dai cronisti: senza il lavoro dei giornalisti il pubblico non verrebbe informato in modo corretto, completo e tempestivo, come è suo preciso diritto, sancito dall’art .21 della Costituzione.

Ma adesso la Giustizia amministrativa ha deciso di ammantarsi di segreto. Una iniziativa che sta creando imbarazzo a più livelli e che, probabilmente, è all’origine della mancata risposta del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, alla interrogazione dell’on. Ernesto Magorno , componente della Commissione parlamentare Antimafia, il quale sostiene che “Sarebbe singolare se per combattere la corruzione si impedisse alla stampa di informare liberamente i cittadini su informazioni di pubblico interesse”.

*il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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