Una volta il Giappone ora la Cina. Nel Pacifico rinasce l’alleanza armata Usa, Regno Unito e Australia

di Piero Orteca, da Remocontro, 20 settembre 2021

L’Aukus è il nuovo patto di difesa tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, concepito per arginare le velleità espansionistiche cinesi. Una situazione che ha spinto addirittura la Francia a ritirare gli ambasciatori, promettendo rese dei conti in casa Nato, a burrasca tendente a tempesta sulla Manica. Sul banco degli imputati anche il premier dei “canguri”, il conservatore Scott Morrison, che non ci fa certo la figura del leader leale ed affidabile. Più trumpista di Trump, che è poi l’accusa che la Francia rivolge adesso a Biden.

Triplice alleanza e tanti scontenti attorno 

La Triplice alleanza che mette assieme due conservatori come Johnson e Morrison e un “dem-lib-lab” atipico come Biden, fa un po’ riflettere. Non solo perché riguarda tecnologie sofisticatissime di ultima generazione, reattori atomici e missili da crociera. Ma anche perché si estende a settori supersegreti, come quello dell’intelligence. Nella “Triplice Intesa” (chiamiamola così) ci sono gli Stati Uniti dell’ “America first” (dov’è tutta questa differenza con Trump?), un Paese europeo in uscita travagliata e ancora lacerante dall’Unione, e una potenza dell’Asia-Pacifico. Australia che sembra tornata ai tempi di Yamamoto e Tojo, quando si aspettava che i giapponesi sbarcassero dalla Nuova Guinea.

Copione ripetitivo

Insomma, cambiano gli attori ma il copione è sempre lo stesso. Oggi c’è Pechino a fare paura e si è identificata l’area del Mar Cinese meridionale, come un possibile hot-spot critico. A differenza della seconda guerra mondiale, adesso non si tratta di competere solo per materie prime ed energia. In ballo ci sono tecnologie di ultima generazione, informatica, semilavorati ad alto valore aggiunto (come i microprocessori e i semiconduttori) che fanno di questa regione un bottino molto ambito. Chi esercita la sua sfera di influenza in questo spicchio di pianeta, incrementa enormemente il suo potere contrattuale in quelle che sono le attività produttive del futuro: le industrie 4.0 e 5.0.

ANZAC, Australia e New Zeland da guerre mondiali

La stessa riproposizione di un’alleanza che mette assieme, per certi versi, la storica Anzac, Australia and New Zealand Army Corps da guerre mondiali e gli Stati Uniti fa riflettere. Corsi e ricorsi strategici si alternano, a dimostrazione che, spesso, gli scenari si ripropongono, sia pure con cornici ambientali diverse. Certo, Aukus certifica come la Nato vada rivista dalla testa ai piedi e come l’Europa sia ormai da considerare un gigante di cartone. Il “lebensraum”, lo spazio vitale del vecchio Continente si è considerevolmente ristretto. E la potenza economica di Bruxelles non riesce a tradursi incapacità contrattuale sul piano politico e, transitivamente, militare.

Atlantico oceano secondario

Dal canto suo, l’Alleanza atlantica, esaurita la sua funzione istituzionale dopo la fine della Guerra fredda, è diventata una specie di coperchio utile per coprire la liceità di missioni militari che poco hanno a che fare col diritto internazionale.

Assistiamo, dunque, a un capovolgimento degli scenari diplomatici. Uno degli elementi che appaiono predominanti, è l’emergere di una “foreign policy” asimmetrica. In sostanza, le relazioni internazionali e gli interessi là rappresentati non sono sempre ispirati da programmi e ideologie che riflettono le filosofie dei governi in carica.
L’America di Joe Biden docet.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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