Una pagella per l’impiegato

A darla, propone Marnetto, dovrebbero essere gli utenti della Pubblica Amministrazione. Assegnando un punteggio per i tempi di attesa, la chiarezza delle indicazioni, il grado di soluzione del problema, il tipo di accoglienza. “Un CTS di valutazione. I sindacati dovrebbero essere i primi a richiederlo”, propone anche Maria Pirina in un commento su Facebook. Giusto, perché no? Del resto la proposta non è nuova, nel governo Conte l’idea di una pagella era già in fase progettuale con la ministra Fabiana Dadone.

Non facile, però, perché poi bisognerebbe che anche chi è a diretto contatto col pubblico desse i voti a chi provvede all’organizzazione. E il capo ufficio al direttore e il direttore al ministro, più o meno competente. Il quale da noi molto spesso ha l’abitudine di chiedere ai suoi collaboratori più fedeltà e devozione che capacità e spirito di iniziativa (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 11 marzo 2021 – Riformare la Pubblica Amministrazione prevedendo assunzione di giovani e premi per il merito. La proposta che Brunetta ha firmato con i Sindacati sembra orecchiabile, ma poi il ragionamente s’impiglia sempre su un dettaglio: chi giudica il merito di un dipendente pubblico o del suo dirigente? Negli anni, vari tentativi in tal senso si sono arenati, perché nessuno voleva svolgere il compito impopolare di valutatore. Ora occorrerebbe osare sulla novità più dirompente: lasciare che sia l’utenza a valutare i servizi ottenuti dalla PA.

Ovvero, dopo ogni “contatto” con un ufficio – fisico o sulla rete – il cittadino dovrebbe compilare una breve “pagella”, composta da indicatori essenziali: tempo di attesa prima della fornitura del servizio (reperibilità, orario, rapporto utenza/addetti, ecc.); chiarezza delle indicazioni ricevute o delle istruzioni pubblicate (chiare, incerte, confuse); indice di soluzione del problema (totale, parziale, nullo); accoglienza (gentilezza, numeri antifurbi, posti a sedere, temperatura e pulizia locali, ecc.).

I voti nella pagella diventerebbero punti. Un punteggio alto significherebbe premi economici; basso, verifica interna con colloqui per miglioramento dell’organizzazione e del clima. Ovviamente non sarebbe tutto così facile, ma la svolta essenziale sarebbe responsabilizzare l’utenza nella valutazione dei servizi pubblici ottenuti. Una forma di sovranità inedita in Italia, dove ancora oggi un cittadino mal servito bofonchia, ma non scrive note di protesta, perché non sa a chi inviarla e soprattutto perché pensa sia inutile.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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