“Una nuova carta d’identità per la Rai” Roma, domani 12 ottobre, ore 10 villa Medici

di Renato Parascandolo, 10 ottobre 2013*

vialemazzinieurovisioni

La seconda tappa del percorso verso il rinnovo della Concessione del servizio pubblico (maggio 2016) si terrà a Roma, a Villa Medici, dalle 10 alle 13.30 del 12 ottobre nell’ambito della XXVII edizione di “Eurovisioni: festival internazionale di cinema e di televisione“. Il convegno, promosso da Articolo21, Eurovisioni, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, vedrà la partecipazione, tra gli altri, diSergio Zavoli, del DG della Rai Luigi Gubitosi e del Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione Giovanna Boda.

Il convegno precedente, quello del 2 luglio scorso al CNEL, ha quanto meno avuto il pregio di porre all’ordine del giorno – non solo delle istituzioni e dei partiti, ma anche della pubblica opinione –  l’urgenza di una riflessione sui compiti che una Rai profondamente rinnovata e indipendente sarà chiamata a svolgere.

Il percorso è accidentato ed è serio il rischio che si sia costretti, piuttosto, a combattere una battaglia di retroguardia in difesa dello status quo, cioè di un’azienda stremata da oltre vent’anni da uno stato d’assedio permanente . Le avvisaglie ci sono tutte. Lo smantellamento della televisione pubblica greca ha offerto ai sostenitori nostrani della privatizzazione l’occasione per rilanciare un’offensiva a tutto campo contro il servizio pubblico: c’è chi vorrebbe mettere a gara la Concessione e chi vorrebbe assegnarla anche alle emittenti private – contestualmente a una quota del canone – decretando un’artificiosa distinzione tra generi di servizio pubblico e generi commerciali (intrattenimento, fiction, ecc.). C’è chi vorrebbe che la Rai si limitasse a trasmettere solo programmi educativi e chi punta a blindare la situazione attuale, a partire dalla legge Gasparri e da una governance che non garantisce la benché minima autonomia ai vertici aziendali.

Da qui la proposta di riscrivere la “carta d’identità della Rai” attraverso un’ampia consultazione che coinvolga non solo i rappresentanti delle istituzioni ma anche la scuola, le università, le associazioni culturali e di categoria, i sindacati, i dirigenti e i dipendenti della Rai e le forze intellettuali più vivaci dell’industria audiovisiva e dell’editoria.

Il convegno sarà l’occasione per lanciare un concorso, rivolto agli studenti, consistente nel riscrivere, in non più di dieci righe, la missione che la Rai dovrà svolgere nei prossimi dieci-quindici anni: un concorso con tanto di bando,  regolamento e modalità di partecipazione che vedrà come giurati alcuni tra i più autorevoli uomini di cultura del nostro paese: da Sergio Zavoli a Ugo Gregoretti, da Dario Fo a Giorgio Albertazzi, da Adriana Cavarero a Dario Antiseri. Per consentire agli studenti che prenderanno parte al concorso di elaborare i loro testi con cognizione di causa, il gruppo di lavoro di Articolo 21, Fondazione Di Vittorio e Eurovisioni ha curato un dossier che illustra il panorama europeo dei servizi pubblici e le disposizioni in materia dell’UE; inoltre, dalle prossime settimane alcuni dei componenti la giuria e i rappresentanti delle associazioni culturali che hanno aderito al progetto si recheranno nelle scuole per discutere con gli studenti del futuro del servizio pubblico perché sia realmente garantito a tutti il diritto di informare ed essere informati, il diritto di condividere e approfondire criticamente le notizie e il loro contesto, il diritto alla cultura e alla conoscenza, il diritto di partecipare alla rifondazione della Rai, bene pubblico e patrimonio di tutti.

* Coordinatore del gruppo di lavoro, il grassetto è di nandocan

TUTTI I MATERIALI DEL CONVEGNO AL CNEL DEL 2 LUGLIO SCORSO 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: