Una Costituzione per Marte

Da noi abbiamo cominciato a scriverne una per la Terra, che mi pare più urgente. Leggete qui il testo proposto dal professor Luigi Ferrajoli. Comunque fa piacere leggere che anche altrove se ne avverte l’opportunità. (nandocan)

*da Remocontro, 30 maggio 2021

«Una professoressa di Yale esperta di sistemi democratici con una passione per l’inclusione dal basso ha chiesto ai suoi studenti di fare un testo costituzionale per il pianeta rosso, quindi il testo dei sogni», segnala Paola Peduzzi su ‘Il Foglio’. Ecco cosa ne è uscito.

Tra Costituzione Usa e Dichiarazione dei diritti dell’uomo
Un testo di 31 pagine che assomiglia molto alla Costituzione americana e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Però riflette anche le priorità moderne soprattutto dei giovani: quindi i diritti sono estesi anche agli animali e all’ambiente, la privacy ha un ruolo preponderante, ci sono i diritti per preservare i propri dati personali sulla rete e quelli per custodire l’integrità fisica e psicologica dei marziani.

Ma voi come vorreste un Nuovo Mondo?
«Se doveste scrivere una nuova costituzione per organizzare una società, ispirarla e indirizzarla, come la fareste?». Hélène Landemore, docente di Scienze politiche all’Università di Yale, ha posto la questione ai suoi studenti, chiedendo loro di scrivere una costituzione per Marte, cioè per un nuovo mondo senza storia e senza costrutti del passato, senza ferite da sanare, senza il fattore umano insomma, per provare a scoprire con loro, che presumibilmente saranno parte della classe dirigente del futuro, quale testo rappresenterebbe oggi al meglio l’idea di una democrazia contemporanea.

Open Democracy
La Landemore ha già una sua idea al riguardo: ha pubblicato un libro che si intitola “Open Democracy” in cui sostiene che lo slancio istituzionale su cui si fondano le nostre democrazie è evaporato: non è antidemocratica, non indugia sul declino dell’ordine liberale globale, ma allo stesso tempo considera obsoleto il meccanismo stesso delle elezioni, così come buona parte delle strutture della democrazia rappresentativa.

Democrazie mature
«Il suo è un discorso per le democrazie mature, non certo per paesi in cui le elezioni o non ci sono o sono una selezione dell’élite al comando, come in Iran o in Siria», annota attenta Paola Peduzzi.
La Landemore racconta l’Assemblea costituente dell’Islanda, che nel 2010 ha deciso di riscrivere la Costituzione (che era del 1944), e che dopo un lavoro attivo e scrupoloso ha trovato la propria strada sbarrata in Parlamento (non è mai passata).
Racconta anche la Conferenza per il clima della Francia di Macron, un’assemblea per definire il “green deal” del paese (e corteggiare il voto verde) che ha presentato molte proposte e si è parecchio offesa quando tante sono state ignorate.

Il resto su Il Foglio, ma già da questo primo assaggio una cosa è certa: non sarà facile scappare su Marte

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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