Una clamorosa ingiustizia

Roma, 1 ottobre 2021 – (#IOSTOCONLUCANO, nandocan)

Rispettare le sentenze, certo, anche da chi le ritiene ingiuste. Ma niente impedisce di schierarmi fra quanti, probabilmente i più numerosi tra i cittadini italiani, auspicano che i giudici di appello pongano rimedio a quella che umanamente e moralmente appare, pure attendendo le motivazioni, una clamorosa ingiustizia. Quanto meno considerando l’inaudito raddoppio della pena chiesta dal PM. E al commento di Marnetto che – invocando l’obiezione di coscienza e accennando ad un “esito scontato” – pare avallare un’interpretazione corretta della norma giuridica , accompagno volentieri di seguito le parole pubblicate stamani sotto la firma di Tonino Perna sul “Manifesto

Mimmo Lucano colpevole di reato di umanità

…La verità, scomoda, molto scomoda, è una sola: Lucano è accusato di «reato d’umanità» per aver accolto decine di migliaia di immigrati, che la Prefettura gli inviava come ultima spiaggia. Per aver cercato di farli lavorare dignitosamente. Per aver fatto rinascere un paese totalmente abbandonato, Lucano è diventato un dei più pericolosi delinquenti in circolazione.

Le sue lacune amministrative, l’avere poca dimestichezza con le regole burocratiche gli hanno fatto commettere errori amministrativi, dove tuttavia non c’è dolo, appropriazione di denaro, tangenti o associazioni a delinquere, ma solo ingenuità, superficialità e, se vogliamo, faciloneria di chi non sopporta i vincoli della nostra farraginosa burocrazia.”

Lucano

***di Massimo Marnetto, 1 ottobre 2021

Non mi sorprende che Lucano sia stato condannato, ma che si sia abbattuto per questo esito scontato. Mi sarei aspettato, infatti, un’orgogliosa rivendicazione della condanna, come denuncia politica di procedure così rigide, da non adattarsi ai bisogni degli immigrati ospitati a Riace. Perché è l’obiezione di coscienza unita alla consapevole accettazione della sanzione a trasformare un reato, in una provocazione civile.

Come è successo a Marco Cappato, quando ha accompagnato in Svizzera un aspirante al fine vita. O molto prima, a Danilo Dolci quando fu condannato per aver occupato insieme ai contadini le terre incolte dei latifondisti del Sud. Anche Lucano ha ‘forzato’ la norma nel nome del principio superiore dell’accoglienza e forse è andato anche oltre (il dispositivo si riferisce a fondi distratti per alcuni immobili di proprietà). Ma una cosa è certa: la sua condanna apre una riflessione profonda sull’esigenza di riconfigurare il limite tra umanità e legalità.

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