Un pool di cronisti per l’audizione di Napolitano

Columba GuidoDal presidente dell’Unione Cronisti, Guido Columba una proposta per l’udienza del processo per la trattativa Stato-mafia di domani al Quirinale (nandocan).

Un pool di cronisti dei diversi tipi di media, che assista, in collegamento video o audio, alla testimonianza che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano renderà domani mattina al Quirinale ai giudici della seconda Corte d’Assise di Palermo, nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia che sarebbe avvenuta agli inizi degli anni ’90 per chiudere la stagione delle stragi mafiose.

E’ l’unico modo, sostiene il presidente dell’Unione Cronisti, Guido Columba, per consentire che i cittadini, come è loro diritto costituzionale, siano informati in modo corretto, completo e tempestivo sull’udienza dai giornalisti che seguono da anni lo svolgimento dell’inchiesta.

L’appuntamento di domani mattina ha indubbiamente un interesse sociale particolarmente rilevante e la testimonianza di Napolitano non è destinata alla secretazione, hanno rilevato i giudici palermitani a metà mese rilasciando il “nulla osta” alla partecipazione in video o audio dei giornalisti.

E dunque, se si teme che al Quirinale si creino confusione e problemi di accesso per l’eccessiva affluenza di giornalisti, la soluzione è proprio quella del pool: un cronista in rappresentanza dei quotidiani, uno per le agenzie di stampa, uno per televisione, uno per la radio, uno per il mondo del web, e un cameraman per le riprese. Cinque giornalisti, che al termine dell’udienza  si impegnano a riferire ciò che hanno visto o ascoltato agli altri colleghi, non costituiscono alcun problema logistico e consentono che gli organi di informazione possano fornire ai cittadini una ricostruzione veritiera della testimonianza del Presidente della Repubblica.

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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