Un maschilismo accettato

***di Massimo Marnetto, 21 febbraio 2021 – Sono stato colpito dall’uccisione della negoziante di Genova, Clara Ceccarelli. Non è solo l’ennesimo intollerabile femminicidio, qui c’è anche la premeditazione del proprio funerale, già pagato. Come se un destino segnato non potesse essere evitato. La vittima non aveva denunciato il suo persecutore. Perché? Per un ultimo residuo di amore trascolorato in pietà per il suo ex-compagno ormai ridotto a un barbone? Non lo sapremo mai. Ma sappiamo che le Forze dell’Ordine a cui si era comunque rivolta la donna, non hanno ritenuto di vigilare il caso; e che gli specialisti a cui era stato segnalato lo squilibrato, non lo hanno ritenuto un soggetto pericoloso. 

C’è un fatalismo di rassegnazione e disattenzione in questa storia che la rende estrema e inaccettabile più delle altre. Dopo ogni femminicidio ci si ripromette di stare più attenti anche ai segnali premonitori di violenza. Si chiede alle donne di non accettare il primo schiaffo e ai tutori della legge di proteggerle dalla prima minaccia. E invece poi, autodifesa e prevenzione non si attivano fino in fondo. Forse questo deficit di protezione – personale e di sistema – si spiega con la presenza profonda di un maschilismo accettato. Che viene reciso a parole, ma non eradicato con efficaci cicli educativi.

Fate parlare in classe le donne che sono sopravvissute, gli orfani che hanno visto morire la madre. Il femminicidio deve diventare un’emozione profonda di rigetto per la Shoah delle Donne. Questo è l’unico vaccino per educare ragazze e ragazzi a riconoscere – una volta donne e uomini adulti – i primi sintomi della violenza di genere. Per evitare che donne coperte di lividi abbiano solo la possibilità di mettere da parte i soldi per la loro  bara.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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