Un “favolone” pagano che terrorizza e rende obbedienti le masse

***di Massimo Marnetto, 25 marzo 2021 – Nella celebrazione di Dante, occorre distinguere nella Divina Commedia tra valore letterario e disvalore religioso dell’opera. Il primo è indiscusso. Il secondo è un danno occulto, difficile da disvelare, abbagliati dalla bellezza dei versi del poeta. Che però con la sua opera trasforma la religione cattolica in un “favolone” pagano. Dove tutto è punizione ed esaltazione ad immagine e somiglianza degli uomini. Che vengono puniti come se fossero ancora vivi, da diavoli al servizio del Grande Mandate vendicativo. Che non accoglie, perdona, riscatta, ma deve solo pareggiare i conti con i peccatori, con meschina precisione terrena (contrappasso).

Questa rappresentazione sinestetica del dolore infernale, ripetutamente illustrata dagli artisti per raggiungere anche la plebe analfabeta, è stato uno strumento di potere clericale immenso, perché rivolto contro una moltitudine inerme, priva di cultura. Il “favolone” terrorizza e rende obbedienti le masse. Potenzia il clero, l’unico che può assolvere; e il papato, che inizia a commerciare clemenze retribuite con i giubilei.

Ecco, tutta questa questa enorme sovrastruttura dantesca ha completamente oscurato la tenerezza di Dio per secoli. E deviato il potere clericale – concessionario del terrore divino – che lo usa come potere di coercizione delle coscienze e dei corpi, come ha fatto bruciando streghe ed eretici, forte delle orride coreografie dantesche. Che ancora oggi vengono interiorizzate a scuola dagli adolescenti, come la più grande eresia bianca mai denunciata a danno del cristianesimo*.


*Credo tuttavia che Marnetto sopravvaluti l’influenza dell’immaginario medioevale e grottesco del sommo poeta su quello degli adolescenti di oggi. E sottovaluti a torto il valore morale dell’invettiva dantesca nel giudicare il suo tempo (nandocan).

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