Un equivoco per ingenui creduloni

***di Gilberto Squizzato, 7 gennaio 2022

Quando 9 anni fa Napolitano licenziò Berlusconi convocando Monti…

Quando nove anni fa Napolitano (non il Parlamento) licenzió Berlusconi a fronte di uno spread che saliva a livelli esiziali per il nostro bilancio nazionale (magari anche grazie all’intervento di alcune autorità finanziarie internazionali non estranee al giro delle conoscenze riservate dello stesso Napolitano) e sull’onda di un discredito che olgettine e bunga bunga (con corollario di possibile – poi indagata- prostituzione minorile) andavano accumulando sul Cavaliere, anch’io come milioni di italiani mi ritrovai ad esultare quando nel crepuscolo romano le tv mandarono in onda le immagini di Monti (fresco della nomina a senatore a vita) convocato al Quirinale per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo.

Come in due altre precedenti occasioni (Ciampi, Dini) ci fu spiegato che si trattava di governi tecnici guidati da super-tecnici delle scienze bancarie e finanziarie. Se anche con Monti ci fu facile credere alla natura tecnica di questi governi perché i ministeri erano affidati – con la fiducia del Parlamento – a personalità non visibilmente affiliate ai partiti, questa volta, con Draghi capo di un governo pluripartitico, non avremmo dovuto concedergli la patente di “tecnico imprestato alla politica” per trovare un punto provvisorio di equilibrio fra PD, 5S e Lega, con il corollario più simbolico che reale di LEU.

Ma il “tecnico” Draghi è un vero politico e rappresenta il PLE

Eppure si continua a parlare del “tecnico” Draghi, fingendo di non capire che – da solo! – rappresenta (con ruolo egemone nel contesto politico attuale) il PLE. Sì, Draghi é un vero politico, e lui lo sa bene, anzi è il politico più politico di tutti, in quanto reppresentante del Partito (neo) Liberale Europeo, cioé nei fatti del partito neo-liberista. Con venature adesso – grazie alla pandemia – di riconversione a un blando Keynesismo dopo il trionfante periodo neo-iper-liberista della stagione che ebbe i suoi massimi esponenti nel duo Tatcher/Blair, di non defunta memoria.

Perció mi sembra ingenua e totalmente fuori strada l’angosciosa preoccupazione di molte voci pur autorevoli della sinistra che denunciano il rischio pericolosissimo di consegnare a un “tecnico” la Presidenza della Repubblica e anche la tutela di un governo fotocopia, guidato da un premier teleguidata dal Quirinale, prodromo di un esecrato presidenzialismo anti-democratico e populista.

No, non é un tecnico che ha ipotecato il seggio più alto della Repubblica! È il partito politico-economico che egli nei fatti rappresenta a candidarsi al Quirinale: è un evidenza che è sotto gli occhi di tutti e occorre riconoscerla in tutta la sua evidenza. Ma perchè questo partito neoliberista (che ha deciso di liquidare come residuale il cigno nero Renzi, da cui il PD si fece cannibalizzare in due soli bocconi) è così forte da poter egemonizzare questa sbrindellata e troppo eterogenea maggioranza che va dal PD alla Lega?

Un partito che rappresenta tutti coloro che in un modo o nell’altro detengono in Europa i mezzi di produzione

Perché nei fatti questo partito rappresenta tutti coloro che in un modo o nell’altro detengono in Europa i mezzi di produzione: capitale finanziario, controllo della conoscenza, grandi complessi di produzione e distribuzione e anche, per scelta ideologica di queste, le partite IVA, i ceti professionali autonomi e i piccoli produttori. A fronte di questo blocco economico e sociale che si riconosce nel realissimo neo-PLI (sezione del PLE, che non ha bisogno di liste proprie perché trasversalmente presente in quasi tutti i partiti, soprattutto in IV, in +Europa, in Azione e nei partitini monofamiliari come quelli di Lupi e Tabacci), che cos’hanno da opporre in termini di forza contrattuale il Pd e i 5S, con la Lega lacerata fra non iper liberali come Giorgetti e impotenti ma vocianti sovranisti alla Salvini?

Ridotto da decenni a puro tributario della macchina produttiva il mondo del lavoro e asserragliati sulla difensiva i sindacati, il PD che ha dilapidato quasi totalmente l’antica rappresentanza comunista, socialista e cattolico-popolare, rappresenta ormai solo una parte minoritaria del mondo della conoscenza (insegnanti, tecnici, ecc.) e dipendenti pubblici, per forza di cose statalisti in quanto essi stessi operatori dello stato e del parastato, con il vagone al loro traino dei pensionati privi per loro natura di ogni possibilità di azione politica conflittuale o rivendicativa. Per parte loro i 5S, eredi dell’antipolitica grillina obbligati dal consenso elettorale a stare al governo, esprimono e rappresentano solo un magma ideologico/sentimentale, quello degli scontenti graziati dalle vittorie elettorali ma largamente sprovvisti di una lungimirante strategia complessiva di governo.

“Senza di me Presidente, il diluvio: resterete senza governo e andrete dritti filati alle elezioni”

Perché stupirci dunque se Draghi è apparso come l’indispensabile Demiurgo del PLE pur senza disporre di deputati e senatori propri? La politica non é solo Parlamento, è anzitutto economia reale. Ecco perchè Draghi puó addirittura dire (far capire) : “Senza di me Presidente, il diluvio: resterete senza governo e andrete dritti filati alle elezioni, che anche se vinte dalla destra Meloni/Salvini riconsegneranno nei fatti al mio invisibile ma concretissimo PLE-senza-deputati-e-senatori il ruolo di unico garante possibile della sopravvivenza del fragilissimo e indebitatissimo sistema economico italiano, morso oggi ai calcagni dalla pandemia non sappiamo ancora per quanto tempo.”

Certo Draghi, se richiesto dal PLE, potrebbe anche fare il bel gesto di restare a capo del governo per evitare sfasci maggiori. Ma in ogni caso sarebbe il PLE a “commissariare” per interposta persona la Presidenza della Repubblica, qualunque nome esca a fine mese dalle urne delle Camere riunite. Questa è l Italia di oggi.

Il problema non è Draghi ma la storica sconfitta della sinistra italiana e del mondo del lavoro

Il Problema non è perció Draghi, “politico” eccellente e finissimo che recita sapientemente il ruolo di tecnico stimato e superpartes per assicurarci i soldi del PNRR. Il problema è la storica sconfitta della sinistra italiana e del mondo del lavoro nella nuova economia 4.0, e fra poco 5.0, 6.0, e così via negli anni a venire. Non sarà il rientro di D’Alema nel PD a risollevare le sorti (il “migliore” aveva previsto per Articolo 1 un futuro a due cifre, ma se ne sono visti solo i decimali).

Nè possiamo vivere nel rimpianto di Prodi, che aveva sì sconfitto Berlusconi ( lo sdoganatore dei post fascisti e dei leghisti secessionisti) ma era pur sempre il “tecnico” democristiano che anni prima aveva smantellato le Partecipazioni Statali (come richiesto dal PLE) e aveva in mente, da presidente dell’UE, un’ Europa a “economia sociale di mercato” che aveva molto più mercato che guida sociale dell’economia.

Sicché, ora, mi pare che per il PD (se di sinistra) e la residuale minuscola sinistra-sinistra il vero obiettivo da raggiungere sia quello di tentare di “servirsi” (absit iniuria verbis!) di Draghi per salvare il salvabile della nostra economia: soprattutto centinaia di migliaia di posti di lavoro, perché i posti di lavoro – se stabili e regolari-sono senpre “di sinistra”, quando invece crisi e nuova disoccupazione preparano sempre sciagure sociali e politiche.

La sinistra, se ce la fa, si deve attrezzare per recuperare consenso e credibilità presso quel 50% che non va più a votare perché non si sente né difeso né rappresentato.

Al tempo stesso però quella stessa sinistra, se ce la fa, se ne è ancora in grado in Italia, si deve attrezzare per tentare di recuperare consenso e credibilità presso quel 50% che non va più a votare perché non si sente né difeso né rappresentato. Del resto Draghi non è certo il diavolo: senza di lui alla BCE, senza gli acquisti massicci da lui decisi anche del nostro debito pubblico oggi la nostra economia sarebbe in ginocchio.

Al PLE si puó resistere e rispondere solo coi numeri (in Parlamento e nel paese) e non con le astuzie delle geometrie variabili in Parlamento. Senza una nuova, forte rappresentanza di massa del nuovo mondo del lavoro la sinistra non ha futuro proprio perché questa è una fase storica in cui nuova economia digitalizzata, nuove tecnologie, nuovo mercato globale (vedi anche Amazon) l’hanno quasi messa fuori gioco, impegnandola allo spasimo per non essere spazzata via. Ma sopravvivere all’estinzione non basta.

Il libro di Barca parla proprio di questo momento decisivo per il futuro della sinistra non solo italiana e vale la pena di rifletterci sopra sicuramente.

Articoli recenti:

  • Roma invernale
    Da Piazzale Garibaldi al Gianicolo il più vasto panorama sulla Capitale
  • Sulla elezione del prossimo Presidente della Repubblica
    la sostanziale passività e inerzia degli schieramenti che (almeno formalmente) si contrappongono alla Destra, che innanzitutto hanno reagito alla candidatura Berlusconi in maniera semplicemente ridicola, definendola con il termine del tutto improprio ed eufemistico di “divisiva”, invece di bollarla subito con quello ben più appropriato di “inaccettabile”.
  • Biden pentito: «Ogni ingresso russo è invasione». Armi Usa dai Baltici. ‘Casus belli’ a convenienza
    Il presidente Usa criticato per aver parlato di «incursione minore», prova a correggere. Oggi Blinken vede Lavrov mentre Washington approva la richiesta dei Paesi baltici di inviare armi americane all’Ucraina. Breve storia sui ‘Casus belli’ falsi più recenti e creativi.
  • Call center
    Ragazze e ragazzi che hanno un titolo di studio, a volte anche una laurea, ma nessuna opportunità, se non i ”lavoretti” o impieghi in nero o andare via.
  • Argentina
    Il cielo carico di nuvole oscure è anche la ineludibile metafora della nuovamente allarmante congiuntura economica argentina. Assorbito il primo COVID-shock, la ripresa ha realizzato risultati niente affatto scontati: export+ 9% nel 2020 e di poco inferiore nella contabilita’ previsionale dell’anno appena concluso, bilancia dei pagamenti in attivo, incremento della raccolta fiscale e del PIL (anche per il 2022: +2,2 secondo il pronostico della CEPAL). Le robuste sovvenzioni decise in sostegno al turismo interno per la stagione in corso hanno rianimato i consumi: soprattutto trasporti, industria alberghiera e commerci vari. Sebbene in parte calcolata nella strategia economica del governo, pero’, la inarrestabile inflazione (che somma il 50 per cento negli ultimi 12 mesi) strappa con una mano gran parte di quello che distribuisce con l’altra. E’ il cane che si morde la coda.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: