Un codice per garantire trasparenza, meritocrazia e indipendenza nelle nomine a tutte le cariche pubbliche. Petizione su Change.org

Renzi nomineFino ad oggi (ieri?vedremo) governo, partiti, cordate, logge e cricche varie si sono spartiti le poltrone degli enti e delle società che dipendono dal potere pubblico. Ogni tanto capita che venga fatto il nome di un manager onesto e competente, ma generalmente i criteri sono altri e il valzer delle nomine lo dimostra. Fra le proposte che nei giorni scorsi hanno alimentato il dibattito sulla riforma del Senato c’è anche quella di affidare a una Camera alta, eletta col sistema proporzionale, il controllo su queste ultime, come avviene in altri paesi democratici, a cominciare dagli Stati Uniti. La raccolta di firme proposta su change.org dalla Open Media Coalition  va nella stessa direzione. Aiutiamola (nandocan).

****da articolo 21, 13 aprile 2014 – “Tra una manciata di ore, alla chiusura delle borse, il Governo annuncerà le proprie scelte per i vertici dei giganti del gas, della luce, dei trasporti, delle comunicazioni e di molte altre società partecipate e controllate dallo Stato. “Sarà una scelta all’insegna della discontinuità”, ripetono da settimane il neo-premier Matteo Renzi ed il suo entourage. “Via i boiardi di Stato” dalle poltrone sulle quali sono stati seduti per anni e, in alcuni casi, quasi per lustri, accumulando inestimabili ricchezze”. Lo scrive Open Media Coalition in una petizione al premier Renzi su Change.org.
“Sono promesse e buoni propositi che, tuttavia, si scontrano con le voci che si rincorrono sempre più insistentemente e con i titoli di giornali e telegiornali che raccontano di un autentico valzer o, forse, meglio, di una sorta di grande “gioco della scopa”, nel quale al grido “changez la femme”, i soliti nomi eccellenti con alle spalle una vita nei corridoi dei Palazzi del potere si scambieranno di posto. Una girandola di nomi e poltrone che potrebbe cambiare tutto per non cambiare niente.
E’ necessario un radicale ripensamento delle dinamiche di selezione dei nuovi vertici, è urgente riscrivere le “regole del gioco” e garantire ai più bravi di salire più in alto a prescindere da correnti, lottizzazioni, quote ed amicizie. Il punto non è “chi” viene nominato ma “come” si viene nominati.

Se si vuole cambiare un sistema occorre intervenire sul metodo e non sul merito perché gli uomini – inclusi i migliori – passano mentre le regole restano e sono le sole capaci di garantire un futuro ad un Paese e di restituire almeno la speranza ai più giovani. In Inghilterra, ci sono un’apposita Authority ed un codice che sovrintendono a tutte le nomine pubbliche, non per sottrarle ai Ministri cui la legge le affida ma semplicemente per garantire che il metodo di selezione sia al di sopra di ogni sospetto. E si tratta di un metodo semplice e lineare che andrebbe, semplicemente, replicato nel nostro Paese.

Merito, imparzialità e trasparenza sono i tre criteri guida cui ogni processo di nomina pubblica deve ispirarsi.
Massima pubblicità possibile della selezione in corso per garantire al più alto numero di candidati di partecipare, pubblicazione preventiva dei criteri di selezione e rigore scientifico nella composizione della short list dei candidati tra i quali ai Ministri tocca poi procedere alla nomina.
Semplice no? Se credi che valga la pena provare a cambiare le regole del gioco anche in Italia, firma questa petizione ed unisciti a noi nel chiedere al Presidente del Consiglio di adottare un codice per le nomine di tutte le cariche pubbliche capace di garantire davvero trasparenza, meritocrazia ed indipendenza”.

Firma la petizione su su Change.org

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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