Ucraina strage a Mariupol missili Grad sul mercato 30 i morti e 93 i feriti

Se è proprio vero che si vuole fermare l’escalation della violenza armata, sarebbe interessante capire chi e che cosa si opponga ad un accordo tra le parti, garantito da Russia, Stati Uniti ed Unione europea, fondato sull’indipendenza e la neutralità dell’Ucraina, che è poi secondo la maggior parte degli analisti l’unica ragionevole prospettiva di pace.(nandocan)

Ucraina Mariupol*** di Ennio Remondino, 24 gennaio 2015*  – Razzi sul mercato: oltre 27 morti e 97 feriti a Mariupol, est Ucraina. Scambio di accuse su chi avrebbe sparato. L’offensiva dei separatisti era stata presentata come ritorsione per i 13 civili uccisi due giorni fa a Donetsk della truppe di Kiev. Escalation di violenza, diplomazia impotente.

Una possibile ritorsione da parte dei separatisti di Donetsk per vendicare i 13 morti di due giorni fa. E questa mattina almeno 27 civili sono morti e 97 sono rimasti feriti dall’artiglieria, razzi sparati su un mercato di Mariupol, bastione di Kiev nell’Ucraina orientale. Ovviamente nessuno ammette di aver sparato quei razzi ‘Grad’ che sono caduti sul grande mercato di un quartiere residenziale della città di 500.000 abitanti affacciata sul Mare di Azov. Mariupol è posizione strategica sulla direttrice che collega le regioni orientali controllate dai ribelli alla penisola di Crimea, ora tornata russa.

Ad agosto l’esercito ucraino aveva faticato a respingere l’offensiva dei ribelli su Mariupol e le molte vittime avevano indotto il presidente Poroshenko ad acconsentire alla tregua firmata il 5 settembre. I ribelli controllano già l’aeroporto di Mariupol e stanno intensificando l’offensiva per conquistare la città. Secondo alcuni analisti, i filorussi che hanno da poco conquistato l’aeroporto di Donetsk, avrebbero scatenato i nuovi attacchi per poter contrattare un nuovo cessate il fuoco da una posizione di vantaggio, controllando un territorio più vasto in vista della definizione dei ‘confini’.

Le ultime stragi, quella di oggi a Mariupol e quella di giovedì a Donetsk, rendono chiaro che il ‘quasi accordo’ di mercoledì a Berlino è rimasto lettera morta. Mosca da parte sua potrebbe avere interesse a lasciar proseguire i combattimenti, non per annettersi il Donbass -nulla di storicamente paragonabile alla Crimea- ma per scuotere l’Ucraina, la cui economia in recessione è in ginocchio per il conflitto ed è sempre più dipendente dai miliardi degli alleati occidentali e del Fondo monetario internazionale. Nodo centrale per la Russia scongiurare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

*da REMOCONTRO, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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