Ucraina pedina Usa per separare Mosca da Pechino

da Remocontro, 14 gennaio 2022

Aver strappato Kiev a Mosca regalando Mosca a Pechino non è stato un affare. Il vero obiettivo della Casa Bianca secondo Lucio Caracciolo, Limes, su La Stampa. Kiev semplice pedina in un gioco globale: Washington vuole isolare l’avversario numero uno sul fronte del Pacifico, in nuovo oceano strategico americano. «Il presidente Usa è pronto a cedere qualcosa a Putin per convincerlo a staccarsi da Xi»

Il golpe 2014 in Ucraina a sostegno Usa

«Nel 2014 gli Stati Uniti spinsero la  Russia nelle braccia della Cina appoggiando il rovesciamento del regime ucraino, considerato marionetta del Cremlino, e stroncando la mediazione franco-tedesca. In questo modo riuscirono a costruire un’improbabile ma effettiva coppia sino-russa, a tutto vantaggio della Cina». Premessa chiara quella di Lucio Caracciolo, e valutazioni politiche incontestabili: «Rafforzare il proprio avversario principale (Pechino) offrendogli le notevoli risorse militari, energetiche e tecnologiche dell’avversario secondario (Mosca) non è mossa da manuale».

E qualcuno a Washington comincia a chiedersi se aver strappato Kiev a Mosca con ciò regalando Mosca a Pechino sia stato un affare. Mentre al Cremlino ci si è resi conto che stringere  troppo il legame con Pechino porterebbe al suicidio.

Contrapposti allarmismi montati ad arte

Nel summit a distanza fra i due presidenti il convitato di pietra era proprio l’omologo cinese. Perché parlare  oggi di Ucraina fra russi e americani significa parlare  soprattutto di Cina. Mesi di propaganda al massimo volume in Russia contro il rischio esistenziale dello scivolamento dell’Ucraina nella Nato e  contro propaganda in America  sull’imminente invasione  russa per riportare Kiev sotto il proprio controllo hanno prodotto un vertice interlocutorio ma rivelatore.

Nessuna guerra per l’Ucraina

Biden e Putin hanno insistito, di fatto, sulla diplomazia, «mettendo provvisoria sordina all’isteria bellica che dominava la vigilia». «E negoziatori russi e americani stanno stabilendo i ‘formati’ del nuovo dialogo informale, che mira a congelare il conflitto nel Donbas e a lasciare impregiudicato lo status geopolitico dell’Ucraina.

Guardando oltre la nuova cortina di ferro

Né Putin né Biden vogliono la guerra, insiste Caracciolo, «consapevoli che i rispettivi fronti interni non reggerebbero (l’americano meno del russo). Il leader russo conta però sul vantaggio asimmetrico di poter operare un blitz per strappare altri territori a Kiev, già privata della Crimea e con il Donbas fuori controllo». «Americani, britannici e il resto dei paesi Nato – fra cui la Turchia, con i suoi droni che saranno presto prodotti anche in Ucraina – rispondono armando e addestrando le Forze armate locali, che allo stato non sono in grado di sostenere l’impatto con i russi.

Non morire per l’Ucraina

La ‘minaccia’ americana di dure sanzioni economiche a un eventuale attacco dell’Armata russa conferma il dopo Afghanistan, con Washington che respinge la prospettiva di morire per qualche spicchio di un remoto Paese ignoto  all’americano medio. E qui subentra il fattore Cina, prosegue Caracciolo: «Posto che Russia e America trattano sull’Ucraina, i cinesi hanno ragione di sospettare che il negoziato possa sfociare nell’allentamento della loro presa su Mosca».

Putin verso l’India

Il viaggio di Putin a Delhi alla vigilia del vertice con Biden per firmare un accordo di aiuti militari e tecnologici all’India, arcinemico di Pechino, ‘supporta le interpretazioni dei maliziosi’. «Oltre a confermare che l’India – come gli altri partner asiatici che Washington considera vitali per il contenimento della Cina – gioca su diversi tavoli contemporaneamente».

Alleati di convenienza, chi vince e chi perde

«Considerate le condizioni strutturali di partenza, con la Russia costretta sull’estrema difensiva perché l’Ucraina  nell’impero europeo dell’America – Nato o non Nato – sarebbe pericolo esistenziale, osserviamo che questo round è stato vinto da Putin. Ai punti. Perché ha acquistato spazio e tempo di manovra sulle due scale, quella regionale e quella globale.

L’Ucraina Nato un miraggio

L’Ucraina più lontana di ieri dall’Alleanza Atlantica, anche perché i principali Paesi euroccidentali – Francia, Germania, Italia – oltre a una consistente fetta della sua stessa popolazione lo escludono. «E la Russia sta riconquistando margi[1]ne di manovra nel triangolo con Cina e Stati Uniti». Ma Lucio Caracciolo conclude la sua analisi mettendo in guardia il mondo sulla fragilità della situazione.

«Basta davvero poco (l’allargamento dello scontro nel Donbas, un incidente navale nel Mar Nero, un contro-colpo di mano russo a Kiev), per incendiare di nuovo l’intera Ucraina, epicentro di due guerre mondiali.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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