Ucraina, allarme di golpe a scadenza annunciata e rischi militari veri

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Segnali di golpe in Ucraina il 1° dicembre, massimo il 2, dichiara il presidente Zelensky in conferenza stampa. «Ho ricevuto informazioni che un colpo di stato avrà luogo nel nostro paese il 1° dicembre. L’1 o il 2 dicembre». Il piano eversivo, ovviamente con l’aiuto russo, coinvolgerebbe anche l’uomo d’affari Rinat Akhmetov, stando a quanto riporta Unian. «Zelensky però ha detto di non credere a questo dettaglio (ANSA)».

Zelensky grida al «golpe con l’aiuto russo»

Minacce a soggetto e intensità variabile a seconda della diverse esigenze. Ad esempio i ripetuti allarmi della Nato e degli Stati Uniti sui movimenti delle truppe russe ad alcune centinaia di chilometri dal confine ucraino. Minacce a cui il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dato finora poca importanza, arrivando persino a smentire alcuni dei rapporti Usa-Nato ricevuti. Ben più preoccupato Zelensky delle minacce in casa di poteri trasversali e forti, politicamente eversivi, spesso apertamente neonazisti e criminali, di cui la rivolta del 2014, il golpe precedente culminato con la fuga dell’ex presidente Viktor Yanukovich, diventa soltanto un episodio.

«Ma il vero timore è lo scontro interno sugli accordi per il Donbass tra Usa e Russia», segnala Luigi De Biase sul manifesto.

Adesso i golpe degli affari

«Ho ricevuto dalle agenzie di intelligence informazioni su un colpo di stato che potrebbe avvenire tra il primo e il due dicembre», ha detto giovedì, citando, poi, il ruolo di agenti russi e soprattutto quello di Rinat Akhmetov, 55 anni, l’uomo più ricco del paese, originario di Donetsk ma da tempo a Londra e ancora legato all’Ucraina da interessi economici stimati in otto miliardi e mezzo di euro, nonché dall’enorme influenza che questo patrimonio gli permette di esercitare sugli apparati statali. «Che Akhmetov sia coinvolto in un complotto contro Zelensky e che il complotto si verifichi davvero ai primi di dicembre è tutto da dimostrare».

Golpisti in servizio permanente effettivo

  • Violenza diffusa segnala ancora De Biase.
  • A settembre il primo consigliere di Zelensky, Sergey Chefir, ha scampato la morte per puro caso durante un agguato a una trentina di chilometri da Kiev. 
  • Nel paese ci sono 45.000 uomini addestrati alla guerra e reclutati nella Guardia nazionale anche da formazioni neofasciste. 
  • Il loro referente, l’ex ministro dell’Interno Arsen Avakov, ha lasciato il governo quando è stato chiaro che Zelensky avrebbe dovuto accettare accordi svantaggiosi sul Donbass, accordi che peraltro non sono ancora applicati. 

Se Biden chiede e Putin non risponde

Entro fine anno (salvo golpe preannunciato/evocato da Zelensky), nuovo vertice a distanza fra il presidente americano, Joe Biden, e quello russo, Vladimir Putin. Ma questi colloqui, che riguarderanno l’architettura della sicurezza globale, potrebbero essere anticipati da contatti diretti che Biden vuole avviare già nelle prossime ore con il Cremlino e con Kiev per ridurre le tensioni. «Il problema è che oggi Putin non sembra interessato a soluzioni di breve termine. La settimana scorsa ha chiesto al responsabile degli Esteri, Sergei Lavrov, di ottenere ‘garanzie stabili’, dall’Europa e dagli Stati Uniti, e quindi definire quelle che in altre occasioni lo stesso Putin ha chiamato ‘linee rosse’».

I rischi di un mancato accordo

La scorsa settimana Dmitri Trenin dell’istituto Carnegie di Mosca, ‘non proprio il pulpito del putinismo’, sottolinea De Biase, ha paragonato l’Ucraina a una portaerei straniera parcheggiata nel cortile di casa. «Qualsiasi leader russo, ha detto il politologo, userebbe ogni mezzo per evitare l’ancoraggio. All’analisi di Trenin è seguita in settimana quella di Fedor Lyukyanov, tra gli architetti della politica estera russa, secondo il quale nei prossimi mesi potrebbero verificarsi eventi in grado di condizionare pesantemente le future vicende dell’Europa».

Rischio Georgia e ‘finlandizzazione’ della crisi

Senza accordi chiari, per esempio sul legame fra Ucraina e Nato, esiste il rischio di un intervento militare russo simile a quello del 2008 in Georgia. La via d’uscita potrebbe passare, sostiene sempre Lyukyanov, per la cosiddetta «finlandizzazione» della crisi. In questo ragionamento non si può ignorare il punto di vista, in parte cinico, della classe dirigente russa sull’utilizzo dello strumento bellico. «Da quando è al potere, Putin lo ha usato in Cecenia, in Georgia, in Ucraina e in Siria: sin qui neanche una sconfitta».

Good Morning Italia

  • Le parole e le mire della Russia sulla vicenda Ucraina in lettura tutta americana, tra dichiarazioni, sottintesi veri o presunti, e confusione.
  • Golpe. Per Putin la rivoluzione di Kiev dei giorni scorsi è un colpo di Stato (New York Times) ma dichiara dissolte le tensioni, in una conferenza stampa che il Washington Post definisce “sconclusionata” che però ha dato una spinta positiva ai mercati americani (Bloomberg) ed europei (Wall Street Journal).
  • Prove di guerra. L’esercito russo ha eseguito un lancio di prova di un missile balistico intercontinentale nel Mar Caspio (Bbc), nonostante le pressioni degli Usa per un ritiro delle forze armate (Financial Times). Per Putin la forza non è ancora necessaria, ma legittima scrive Anna Zafesova sul Foglio. E l’ex Presidente georgiano Mikheil Saakashvili paventa rischi di pulizie etniche in Ucraina (Cnn).
  • Diplomazia Usa. Secondo il Segretario di Stato americano Kerry, in visita in Ucraina con l’offerta di un prestito da un miliardo di dollari, la Russia sta creando un pretesto per l’invasione (Washington Post). E rende omaggio ai caduti di Kiev (Corriere).

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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