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Turchia verso il dopo Erdogan, realpolitik Nato-Usa e il despota utile

da Remocontro, 16 giugno 2021

Erdoğan incontra Biden in un momento di massima debolezza sua e di crisi per il suo Paese. Ma la Turchia è cruciale per gli Usa e va ancorata alla Nato. E il ‘Sultano’ cerca di sfruttare questa posizione di rendita per salvare se stesso e il suo potere ora traballante.
Partita strategica Nato riconfermata, assieme ai problemi aperti. Il presidente turco ha parlato anche dei missili russi S-400, acquistati da Ankara tra le polemiche con gli Usa che a loro volta avevano minacciato di negare i jet da guerra F-35.

Discesa inarrestabile

Perdita inarrestabile di consensi, almeno nei sondaggi. Difficoltà ad affrontare le criticità dell’economia del paese aggravate dalla pandemia. Inflazione a due cifre e disoccupazione, quella giovanile oltre il 30%. Quindi fuga di capitali e, per la prima volta, timori per la bilancia dei pagamenti, dice l’elenco puntuale e impietoso di Mariano Giustino sull’HuffPost.

Crisi economica ed elettorale

Consensi elettorali più a picco dell’economia, con un misero 27% all’Ak-Parti personale di Erdogan rispetto al 49%, travolto da prepotenze e scandali. Prossime elezioni politiche nel 2023. Ma sembra difficile che Erdogan possa sopravvivere politicamente, dopo che le elezioni locali già nel 2019 aveva perso il controllo di tutti i maggiori centri urbani, Istanbul Ankara e Smirne.

Faida politica e mafia turca

AKP, Ak-Parti, detto alla turca, partito islamico sino a ieri vincente prendi tutto, anche oltre il legittimo e il legale. Ora in discesa e a rischio di resa dei conti, frattura per spartirsi pezzi del dopo Erdogan. «Già scisso in tre tronconi, sta subendo colpi mortali in seguito alle rivelazioni del mafioso Sedat Peker che denuncia la collusione tra stato e mafia che vede coinvolto, in particolare, il falco della politica securitaria turca, il ministro dell’Interno Süleyman Soylu».

Biden-Erdogan solo per convenienza

Ieri al vertice Nato il primo faccia a faccia, con Biden cha aveva parlato con Erdogan solo al telefono e solo per dirgli che avrebbe riconosciuto il Genocidio armeno del 1915. Certamente Biden ha ribadito che è il dopo Trump, ma gli Stati Uniti non vogliono neppure che la Turchia passi dall’asse NATO a quello Russia-Cina. Erdogan lo sa e certo se ne approfitta.

S-400 russi e milizie curde in Siria

Due le preoccupazioni principali di Washington e Ankara: gli S-400 per gli USA e la collaborazione americana con le forze curde in Siria per la Turchia. «Per il disgelo con Washington, Ankara spera di far leva sul successo dei suoi droni militari provati in Nagorno Karaback e in Libia contro i sistemi russi, per proporsi come un partner chiave negli sforzi degli Stati Uniti per contenere la Russia nell’Europa orientale e oltre».

La mezzaluna dei droni

«La Turchia sembra riporre speranza per una nuova influenza come produttore di droni per rafforzare il suo valore strategico agli occhi di Washington e promuove la creazione di una “mezzaluna di droni” per contenere la Russia». E a favorire l’incontro col pragmatismo Usa, il mese scorso la Turchia ha venduto 24 droni TB2 alla Polonia, il primo membro della NATO e Unione europea ad acquistare droni turchi, seguendo le orme di Azerbaigian, Qatar, Tunisia e Ucraina.

Turchia avanguardia armata

Turchi a mano armata, non solo droni: Polonia e Ucraina, per iniziare, ma anche una dottrina di guerra con sistemi d’arma aerea collaudati in battaglia. Albania, Ungheria, Kazakistan, Lettonia, Pakistan e Uzbekistan tra gli altri possibili clienti. «Un’arma da guerra a basso costo e a basso rischio, i droni turchi sono stati in grado di affondare il dominio aereo russo a quote più basse e distruggere centri di comando, controllo e comunicazione, strutture di stoccaggio, convogli logistici, carri armati, veicoli corazzati e sistemi di supporto al fuoco.

L’Ucraina nel cuore Usa

L’Ucraina potrebbe utilizzare i TB2 per tentare di riprendersi il Donesk, i territori controllati dai separatisti sostenuti dalla Russia. «Washington sembra approvare e il messaggio politico per Mosca è che le forze nemiche nelle aree sotto l’influenza russa possono andare oltre le limitate operazioni punitive e diventare quindi politicamente più assertive», afferma Giustino. Salvo certa diversa opinione e armamento di Mosca.

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