Turchia-Ucraina, amore a sorpresa con Biden benedicente

***di Piero Orteca, da Remocontro, 12 aprile 2021

Turchia-Ucraina, flirt sorprendente e passione di interessi con Biden benedicente. Una svolta nelle relazioni internazionali a cui pochi hanno dato peso ma che sta diventando potenzialmente dirompente: l’intesa tra Kiev e Ankara, condita dagli immancabili venti di crisi che tornano a spirare nell’Ucraina orientale e particolarmente nella regione del Donbass. Con la benedizione della Casa Bianca e l’Italia questa volta sorprendentemente attiva.
L’incontro a Istanbul tra il presidente ucraino Zelensky e quello turco Erdogan nel pieno delle rinnovate tensioni nell’Ucraina orientale. «La Turchia ha difeso con forza l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina … abbiamo ancora una volta confermato la nostra principale decisione di non riconoscere l’annessione della Crimea»: ha detto Erdogan alla stampa.
Collaborazione militare Ankara Kiev. L’Ucraina ha acquistato dalla Turchia sei droni TB2 nel 2018 e 200 missili ad alta precisione con un contratto da 69 milioni di dollari. Poi la questione dei gasdotti, quelli buoni e quelli cattivi. A convenienza.

Un amore potenzialmente travolgente

Già da lunga pezza, il Presidente turco Erdogan e quello ucraino Volodymyr Zelensky flirtano d’amore e d’accordo con la benedizione degli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di stringere la Russia in un angolo. Trattasi quindi di una cointeressenza conclamata che sta suscitando nervosismi sempre più accentuati tra le mura del Cremlino. Gli elementi che mettono assieme l’algoritmo di questa macro-area di crisi sono molteplici, a cominciare dalla strategia Usa che è quella di bloccare le velleità di Putin di allargare la sua sfera di influenza. Nell’ordine potremmo citare l’estensione della Nato verso est (Ucraina), il controllo assoluto delle acque del Mediterraneo portando il confronto fin dentro il Mar Nero a ridosso della Crimea; la vivacizzazione delle tensioni in Caucaso per stornare l’attenzione di Putin da altri teatri. E poi tutta un’altra serie di mosse e contromosse che dovrebbero servire a spingere Mosca a smettere di “interferire” nel Medio Oriente, e, principalmente nel Golfo Persico, andando a spalleggiare l’Iran.

Scusa Crimea ma MO e Mediterraneo

Gli americani e la Nato vogliono far pagare dazio a Putin per essersi preso la Crimea nel 2015, storicamente russa, ma questo, nella politica degli schieramenti, conta poco. E per dimostrare che non scherzano hanno già annunciato che spediranno navi della sesta flotta nel Mar Nero, nelle acque prospicienti proprio quella penisola. Una provocazione ? Per gli ottimisti un avvertimento, per i pessimisti una minaccia che potrebbe indurre Putin a cercare riscatti proprio dalle parti dell’Ucraina. Il gioco è grosso e non riguarda solo la bandiera, ma riflette i crescenti appetiti sul controllo dei corridoi energetici che partono dall’Asia centrale. Libertà, diritti umani, free commerce e rispetto delle minoranze sono solo il paravento, dietro il quale si celano appetiti di ben diversa natura.

Erdogan oltre le sgarberie

Erdogan, che ha lasciato sul divano Ursula Von der Layen, (facendo così un figurone in tutto il mondo sunnita che certo non spasima per il rispetto assoluto per le donne) adesso si può presentare come la punta di lancia dell’Alleanza atlantica nella penetrazione verso il cuore dell’impero russo. Azione azzardata che non è riuscita nella storia né a Napoleone e manco a Hitler, ma che, grazie a cotanto proconsole erede di Solimano il Magnifico potrebbe portare qualche giovamento ( pensa lui) a Joe Biden. Per ora il partenariato strategico tra Ucraina e Turchia marcia spedito. Ankara vende cofanate di armi di ultima generazione ai nuovi amici ucraini, aumenta l’interscambio commerciale e fa capire a Putin di non scherzare col fuoco nella crisi aperta in Nagornokarabach tra Armenia e Azerbaigian. Per dirla tutta, la Turchia conta molto di più di quanto qualcuno possa pensare e le si perdona di tutto. Da Washington a Bruxelles.

Tutti lo pensano ma nessuno lo dice

Meno che a Roma, dove forse il nostro premier Mario Draghi avrebbe fatto meglio a non esprimere giudizi tranchant su Erdogan visto che gli altri, a parte qualche commento di facciata sono stati buoni e zitti per difendere i loro orticelli. Anzi, se proprio lo volete sapere, qualche funzionario dell’Unione Europea ha storto il muso dopo la sparata di Draghi, che ha suscitato un vespaio. I turchi hanno richiamato il loro ambasciatore in Italia e hanno ricordato, qualora ce ne fosse stato bisogno che Erdogan è stato regolarmente eletto dopo votazioni ritenute dagli osservatori internazionali legittime. Diverso può essere il giudizio (e infatti o è) sulla tutela dei diritti umani in Turchia, e, in particolare, sulla parità di genere. In molti ricordano l’uscita di Ankara dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Ma senza ergersi a paladini di questo o di quello, dovremmo anche ricordare che tra i principali alleati dell’occidente ci sono paesi come l’Arabia Saudita e l’Egitto dove le libertà fondamentali spesso finiscono peggio che in Turchia.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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