Tunisia in gravissima crisi chiama una donna a governare, prima volta in un Paese arabo

da Remocontro, 1 ottobre 2021

Svolta storica per il mondo arabo. La nomina a premier di Najla Bouden Romdhane da parte del presidente della Repubblica Kais Saied. Il suo compito, «formare il prima possibile un governo». Ma intanto la costituzione resta sospesa e tutto il potere resta a Saied. 
Crisi con la Francia per i mancati rimpatri degli irregolari, e Parigi riduce drasticamente i visti di ingresso per tutti i maghrebini.

Najla Bouden Romdhane premier incaricata

Najla Bouden Romdhane forse premier

Najla Bouden Romdhane, è docente alla Scuola nazionale per ingegneri di Tunisi. Si è anche occupata dei programmi della Banca mondiale al ministero dell’Insegnamento superiore, «aspetto da non sottovalutare per la sua nomina», segnala Matteo Garavoglia sul manifesto. Che subito smorza gli entusiasmi: «Il responsabile di Cartagine ha di fatto sospeso la costituzione che lo rendono depositario del potere legislativo, esecutivo e giudiziario del paese». Quindi, forse una donna premier ma a governare cosa?

L’opposizione estromessa

Il partito Ennahda – islamista moderato, che ha dominato la scena politica tunisina negli ultimi dieci anni e che ha la maggioranza dei seggi in parlamento – è stato il più critico. Rached Ghannouchi, leader del partito e presidente del parlamento, ha dichiarato la nomina di Romdhane «illegittima» e ha chiesto a tutti gli altri partiti e ai cittadini di unirsi per opporsi a Saied e difendere i valori della Repubblica e della democrazia.

Di fatto il governo del Presidente

La scelta di nominare la Bouden, ad ogni modo, rappresenta una mossa apparentemente vincente per Saied dopo alcune scelte discutibili. Da tempo l’Occidente chiedeva al capo dello Stato nordafricano di nominare un nuovo primo ministro e di ripristinare i lavori del parlamento. «Di fatto oggi, presidente della Repubblica Kais Saied rappresenta il potere e il contropotere della Tunisia e neanche Romdhane, che si dice pronta a mettere come priorità nella sua agenda la lotta alla corruzione, pare essere un bilanciamento politico sufficiente». Ma questa investitura non deve nascondere il conservatorismo del presidente sempre più padrone, avverte chi sa di cose tunisine.

Parità di genere ancora molto lontana

Dal 1957, padre della patria Habib Bourguiba, la donna in Tunisia ha avuto diritti mai visti prima nel Paese e in generale nel mondo arabo. Ma una sorella continua ad avere diritto alla metà dei beni di suo fratello. E il presidente Kais Saied più volte si è pronunciato contro l’uguaglianza nell’eredità, uno dei temi più sensibili per i movimenti femministi della società civile. In occasione del 64° anniversario del Codice sui diritti civili e sociali, l’attuale presidente affermò che «il Corano è chiaro e sufficiente su questo».

Inesperienza e il femminismo vero

Critiche politiche per la scelta. Secondo il politologo Slaheddine Jourchi, Saied, evitando di dare l’incarico di primo ministro a un politico di professione, ha voluto evitare di avere rivali che possano mettere in discussione le sue future decisioni. Per Fida Hamammi, attivista e ricercatrice tunisina che coordina nel Nordafrica la Lega internazionale delle donne, il caso di Romdhane dimostra come una donna possa diventare prima ministra solo quando questo ruolo «è svuotato completamente di qualsiasi potere, quando si limita a essere un volto e un’esecutrice di ordini dati da un uomo».

Due mesi dopo, le vere sfide

Una dei problemi su ciò che sta accadendo in Tunisia, e anche quello nominale. L’assunzione dei pieni poteri da parte del presidente di fronte allo sfascio del Paese, come in parte previsto dalla costituzione. Ed ecco l’invenzione di ‘Reset istituzionale’ del 25 luglio scorso, per non cadere in parolacce come ‘colpo di Stato’, che fanno tanta paura. Ma ora le riforme istituzionali promesse a luglio devono finalmente arrivare.

Assemblea dei rappresentanti dei popoli

«Oggi primo ottobre dovrebbero riprendere le attività dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo, al momento congelata e individuata come nemica numero uno dai sostenitori di Saied per la corruzione endemica presente nelle sue stanze». Ma è un’Auto convocazione contro la presidenza, da parte di 90 deputati «che avrebbero deciso tornare al palazzo del Bardo, non si sa con quale esito».
Tunisia sempre sull’orlo del baratro

Rischi per l’economia

L’agenzia Fitch Ratings ha recentemente declassato la Tunisia a “B negativo”, citando il mancato accordo su un nuovo programma di finanziamento con l’Fmi. Secondo Ispi, la Tunisia sembra aver raggiunto un nuovo potenziale punto di rottura. «In una società duramente provata dalla pandemia e sfibrata da un sistema economico da anni ormai non più in grado di rispondere ai bisogni della popolazione, la decisione del presidente tunisino Saied apre scenari politici inediti per il Paese», avvertono gli esperti del think tank italiano.

Cartagine contro Parigi

Seconda emergenza autunnale, la decisione della Francia di ridurre i visti di ingresso per tunisini, marocchini e algerini. Il motivo? Il rifiuto da parte dei due paesi di accettare il rimpatrio dei cittadini presenti in una situazione irregolare sul territorio francese. «Una decisione drastica, inedita ma necessaria», dichiara Gabriel Attal, portavoce del governo di Parigi. «Quando le cose non cambiano, bisogna fare qualcosa per applicare le regole». Si tratta di una riduzione drastica: il 50% per Algeria e Marocco, il 30% per la Tunisia. I governi di Algeri e Rabat hanno reagito alla mossa del presidente Macron. Tunisi tace.

Nuove tensioni sul fronte mediterraneo

«Abbiamo preso atto di questa decisione e la consideriamo come ingiustificata», il commento del capo della diplomazia marocchina Nasser Bourita. L’Algeria ha convocato l’ambasciatore francese, «protesta formale per questa decisione unilaterale». La solo a non parlare è stata proprio la Tunisia, alle prese con una situazione interna delicata e una internazionale ancora da legittimare.

Non è un caso che uno degli slogan preferiti dagli oppositori di Saied, durante le manifestazioni di queste due ultime settimane, sia stato «Francia vattene!».

Articoli recenti:

  • Esempio
    ***di Massimo Marnetto, 21 ottobre 2021 Sono andato per un weekend a Tropea, la bellissima cittadina sulla costa calabrese. Me la ricordavo “dimessa” come molte cittadine del Sud e invece l’ho trovata molto curata. Pavimentazione della piazza nuova (ma in pietra locale) e neanche un pezzo di carta per terra. Ho attaccato bottone con deiContinua a leggere “Esempio”
  • La Russia chiude per 9 giorni, GB rischio 100mila contagi al giorno, Usa vaccino tra i 5 e gli 11 anni
    da Remocontro, 21 ottobre 2021 Il Covid sta tornando senza essersene mai andato. Russia, allarme contagi e morti, Putin chiude le attività lavorative per nove giorni. Regno Unito, il ministro della Salute: “Rischio 100 mila contagi al giorno, sarà un inverno duro”. Usa, la Casa Bianca svela il piano per vaccinare i bimbi tra iContinua a leggere “La Russia chiude per 9 giorni, GB rischio 100mila contagi al giorno, Usa vaccino tra i 5 e gli 11 anni”
  • 9. Il trionfo dell’Islam
    da “L’evoluzione di Dio” di Robert Wright* Il corano Secondo la tradizione musulmana, la rivelazione del Corano a Maometto cominciò quando il profeta aveva quarant’anni, intorno all’anno 609. Maometto aveva l’abitudine di ritirarsi sulla montagna a meditare. Una notte, ebbe una visione: gli comparve un essere celeste che gli affidò un messaggio di Allah, dicendogli di condividerloContinua a leggere “9. Il trionfo dell’Islam”
  • Ora sappiamo
    di Raniero La Valle, 20 ottobre 2021 Nella trasmissione “Atlantide” della 7, domenica scorsa, è stato ricordato come, dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto 1945 e la capitolazione del Giappone, due team americani andarono a verificare sul posto gli effetti delle bombe. I membri della missione furono inorriditi diContinua a leggere “Ora sappiamo”
  • Travaglio e il green pass*
    ***di Massimo Marnetto, 20 ottobre 2021 Caro Marco,da abbonato, non sono d’accordo con te sul tema del Green pass. Io rivendico il diritto alla riconoscibilità (mancanza di green pass) e condivido il divieto di accesso in luoghi affollati per chi non è vaccinato, in quanto rappresenta un pericolo maggiore di contagio. Tu invece pensi che laContinua a leggere “Travaglio e il green pass*”

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: