Trump sta perdendo e ne vedremo delle brutte

***da  Remocontro , 5 novembre 2020

Joe Biden a un passo dai 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. Dopo la vittoria di Michigan e Wisconsin al candidato democratico basta vincere uno tra il Nevada, dove è in vantaggio, o degli stati chiave della Georgia, della North Carolina o della Pennsylvania dove è invece in vantaggio Donald Trump. Attualmente il candidato democratico è a quota 264 grandi elettori.

La campagna di Trump intanto denuncia presunte irregolarità in diverse contee del Wisconsin e annuncia che Donald Trump potrebbe richiedere il riconteggio delle schede. Poco ma sicuro, da qui alla Corte suprema.

L’America spaccata a metà festeggia col portafoglio. Wall Street chiude in forte rialzo. Il Dow Jones sale dell’1,35% a 27.849,84 punti, il Nasdaq avanza del 3,85% a 11.590,78 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 2,21% a 3.443,53 punti.

Biden non rivendica ma Trump già litiga

«È chiaro che vinceremo in abbastanza stati per ottenere i 270 voti elettorali per vincere», ha detto Joe Biden, che però non vuole dichiararsi vincitore sino a fine conteggio dei voti. Con Trump che non accetta di poter essere perdente. Troppi conti da saldare per lui fuori dalla mura della Casa Bianca. E quindi su Twitter torna ad agitare lo spettro dei brogli. Lui cinguetta, i suoi minacciano apertamente, dai tribunali statali e quelli federali sino alla Corte suprema.

Grandi elettori e consenso popolare

270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca, con Biden già a 264 assegnati. La l’opaco Joe Biden batte addirittura Barack Obama. L’ex presidente nel 2008 ha conquistato 69.498.516 voti, affermandosi come il candidato che ne ha raccolti di più nella storia delle presidenziali americane. Mentre lo scrutinio è ancora in corso, Biden ha già raccolto 69.589.840 voti, superando il suo ex capo. Biden è attualmente in testa su Donald Trump per il voto popolare, con il presidente che finora ha incassato 66.706.923 voti.

Trump vincente ad ogni costo

Trump, abituato ad ottenere ciò che vuole, si è rifiutato più volte di impegnarsi a una transizione pacifica del potere in caso di sconfitta, da lui propagandata come avvenuta solo attraverso brogli.
Le carte bollate sono il passaggio successivo. In Wisconsin dove lo spoglio anche del voto postale è terminato, Trump chiede il riconteggio. Per poterlo fare, il distacco tra i due candidati deve essere inferiore all′1%, e qui siamo allo 0,6%, circa 20mila voti. Riconteggio a sue spese, tre milioni di dollari. Insomma, con Biden vicino alla vittoria, a Trump non resta che schierare gli avvocati.

Battaglia legale nell’America lacerata

Problemi anche in casa dem sui risultati parlamentari. I democratici sono andati peggio del previsto al Senato, dove i repubblicani potrebbero mantenere la maggioranza, ma anche alla Camera, dove contavano su una vittoria più netta. Rielette al Congresso le quattro deputate progressiste della ‘Squad’, Alexandria Ocasio-Cortez, Ilham Omar, Rashida Tlaid e Ayanna Pressley, le voci più radicali e incisive.

Paese diviso, le date istituzionali

  • Un risultato appeso per giorni o settimane al voto per posta e contestazioni giudiziarie sottintese da Trump, era tra le previsioni. Ma comunque si litighi, l’ 8 dicembre è il deadline per risolvere le dispute. Entro questa data dovranno essere concluse le eventuali controversie, a partire da quelle sul voto per posta ancora in fase di spoglio in alcuni Stati. Il termine vale anche per l’eventuale riconteggio dei voti nei singoli Stati, per le cause nei tribunali e per l’eventuale ricorso alla Corte Suprema.
  • E il 14 dicembre la elezione del presidente da parte dei 538 grandi elettori. Ogni candidato, Stato per Stato, sceglie quali grandi elettori dovranno rappresentarlo nel collegio.
  • Il 3 gennaio 2021 a mezzogiorno si insedierà Il 117/mo Congresso, Camera dei Rappresentanti e Senato, prima del presidente.
  • Il 6 gennaio, se la lite Trump Biden non sarà risolta, deciderà la Camera dei Rappresentanti del Congresso americano, in mano ai democratici.
  • Dicembre/gennaio: la ‘transizione’, il trasferimento formale dei poteri dal presidente uscente al presidente eletto, se questi dovesse cambiare. Trump che consegna i poteri a Biden, quasi difficile da immaginare.
Il 20 gennaio Inauguration Day. Il vincitore delle elezioni inizierà il suo mandato presidenziale il 20 gennaio 2021, con la cerimonia del giuramento a Capitol Hill, sede del Congresso americano, in genere alla presenza degli ex presidenti. Se sarà Biden, difficile immaginarci Trump.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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