Tre anni prima…Renzi, il PD e la rottamazione

 

WCENTER 0XMKCBODBN                Matteo Renzi candidato alle primarie del Pd al Palaolimpico di Torino, 21 ottobre 2012.     ANSA / ALESSANDRO DI MARCO
WCENTER 0XMKCBODBN Matteo Renzi candidato alle primarie del Pd al Palaolimpico di Torino, 21 ottobre 2012. ANSA / ALESSANDRO DI MARCO

***Roma, 14 settembre 2016 – Se può interessarvi eccovi un Renzi di “prima della cura” (nostra) in un mio editoriale di tre anni fa, prima che primarie “aperte”, anzi apertissime, mettessero nelle sue mani il partito e non solo quello. Dal gennaio 2012 ad oggi quasi 3000 articoli a vostra disposizione su nandocan.

Roma, 3 settembre 2013 – Il grande “rottamatore” di leader e di correnti , decisamente insuperabile nell’arte della retorica, continua a parlare molto senza dire nulla, premessa fondamentale di ogni successo mediatico e oggi (purtroppo) automaticamente anche politico. Intervistato al festival di Genova da Enrico Mentana, ha inanellato una serie di battute strappa-applausi che lo confermano ufficialmente nel ruolo di primadonna del Pd. Dall’annuncio della “rivoluzione” a quella, davvero impagabile, di “non mi candido per prendere il partito ma per restituirvelo”! *

Quello che ci voleva per togliere gli ultimi dubbi a due capicorrente ex democristiani, Franceschini e Fioroni ( la Bindi invece si astiene, almeno per ora) che seguendo il vento che tira gli offrono la corona di segretario, tanto se la metterebbe comunque da solo a furia di sondaggi. Può darsi che la maggioranza degli iscritti al partito non sia d’accordo, ma abbiamo deciso “primarie aperte”, sì o no? Dicono che Cuperlo, Civati e Pitella messi insieme farebbero il venti per cento. Quanto resisteranno D’Alema e Bersani?

Ah già, il programma politico. Pochi tra i suoi fan lo considerano decisivo. Comunque, ecco come Renzi lo riassume nel suo intervento del 7 agosto  vicino a Modena*:

”In Italia dobbiamo ripartire dalle cinque E: educazione (dagli asili nido all’università), energia (perché ai nostri imprenditori dovremo fare un monumento), equità (chiedere un contributo a chi ha le pensioni d’oro è un atto di giustizia) Europa (dobbiamo smettere di guadare all’Europa come il nostro grande problema) e poi la e di entusiasmo: Pd deve essere orgoglioso e coraggioso, noi siamo stati insieme soprattutto perché di là c’era Berlusconi”. Poco? Ma per vincere i programmi non servono e lui vuole fare “un partito che vuole vincere”.

Concludendo: personalmente ho deciso di far compagnia “ideale” al buon Pippo Civati, che nel suo blog oggi scrive: “dopo gli endorsement di Franceschini e Fioroni, che più o meno teorizzano che al Congresso del Pd ci sia un solo candidato, è fatta: si propongono le larghe intese anche nel Pd, non solo per il presente, anche per il futuro. Mi pare un’ottima idea, che mi permetterò di contrastare, fino all’ultimo giorno. Con decisione, passione e orgoglio. Perché secondo me la sinistra italiana si merita altro e quantomeno questo: che ci sia una partita vera. Non l’eterno ritorno dell’uguale, che non se ne può più”.

La pensa così anche Corradino Mineo nel suo “caffè” di ieri, che troverete pubblicato qui sotto. Io sono d’accordo, e voi?

P.S. A chi volesse prendersi qualche pausa dalla retorica “renziana” amplificata dai media propongo di iscriversi alla newsletter sul viaggio in Italia di Fabrizio Barca cliccando su http://www.fabriziobarca.it/

* A questo proposito, non perdetevi un esilarante commento grafico di MAKKOX che trovate  cliccando su: http://www.ilpost.it/makkox/2013/09/03/matteo-renzi/

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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