Trascendenza ontologica e trascendenza logica

***di Giovanni Lamagna, 23 gennaio 2022

Credo che si possa e si debba parlare di due tipi di trascendenza: una trascendenza logica-gnoseologica e una trascendenza ontologica-metafisica, che hanno due diverse nature.

L’idea di “cavallo” o quella di “uomo”

L’idea di “cavallo”, ad esempio, o quella di “uomo” fanno parte del primo tipo di trascendenza, perché indubbiamente non si risolvono, esauriscono nei singoli enti che rimandano, corrispondono alla categoria di “cavallo” o a quella di “uomo”, ma – almeno mentalmente, logicamente – la trascendono. L’idea di “cavallo” o quella di “uomo” non corrispondono esattamente, precisamente, a nessun cavallo e a nessun uomo concreti, ma ne comprendono le caratteristiche essenziali e comuni.

In questo senso (e solo in questo senso: logico, gnoseologico) trascendono quindi gli enti concreti di “cavallo” e di “uomo”. Non hanno, invece, nessuna consistenza ontologica, nel senso che (almeno fino a prova contraria, tutta da dimostrare, quindi) non abitano in nessun mondo a parte, superiore (trascendente, appunto!), altro da quello da noi abitato, come invece aveva pensato Platone, il quale si era inventato l’iperuranio, cioè il mondo abitato dalle idee.

L’idea di “Dio”

L’idea di “Dio”, invece, o quella di “vita ultraterrena” fanno parte (o, meglio, vorrebbero far parte) di quella che possiamo chiamare “trascendenza ontologica”, in quanto non sarebbero pure categorie logiche, ma realtà veramente esistenti e però di un mondo altro, diverso da quello nel quale siamo immersi noi umani, un mondo, appunto, trascendente quello fisico e, perciò, metafisico.

Questo mondo, però, per me non esiste realmente (almeno fino a prova contraria), non è quindi ontologicamente trascendente (come vorrebbero farlo essere certe teologie ed anche certe filosofie), ma è anch’esso un’idea; o, meglio, “solo” un’idea, una supposizione logica, una pura invenzione della mente; senza alcun riferimento ad enti concreti, fisici, realmente esistenti. Al contrario, invece, dell’idea di “cavallo” o di quella di “uomo”, che si riferiscono ad enti di cui la mente umana ha fatto e può fare continua e concreta esperienza.

Immaginazione e realtà

Di fronte ad idee come quella di “Dio” e come quella di “vita ultraterrena” la mente umana, che indubbiamente le può immaginare e supporre (questo di certo non le è impedito) deve (quantomeno) sospendere il giudizio sulla loro reale consistenza ontologica. Perché, mentre nel caso dell’idea di “cavallo” o dell’idea di “uomo” ha il supporto degli enti concreti che a quelle idee si riferiscono, nel caso dell’idea di “Dio” e dell’idea di “vita ultraterrena” questo supporto manca totalmente.

Diversa è l’idea di un Dio principio unificatore e unificante di tutto quanto esiste in natura (“Deus sive natura”), come lo aveva pensato Spinoza e dopo di lui Einstein, che condivideva lo stesso pensiero (“Credo nel Dio di Spinoza”). Come diversa è l’idea di una “vita post mortem” di ciascun vivente, una vita che continua, anche se sotto forme (del tutto, radicalmente) diverse, ma qui sulla Terra, in questo mondo fisico; e non in un “mondo altro” (trascendente, metafisico). Questa idea riprende semplicemente quella (“nulla si crea e nulla si distrugge”) del chimico e naturalista francese del XVIII secolo Antoine Lavoisier.

Trascendente e immanente

In questo caso le due idee (quella di Spinoza ed Einstein e quella di Lavoisier) alludono ad una trascendenza di tipo logico e gnoseologico, ma non ammettono nessuna trascendenza sul piano ontologico. In Spinoza si può parlare tutt’al più di un Dio immanente alla natura; ma “trascendente” e “immanente” sono due concetti diversi, anzi per certi aspetti opposti, reciprocamente escludentesi.

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