TG “ai tempi del terrorismo”. I Tg di lunedì 1 dicembre

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 ***di Alberto Baldazzi –  Inevitabilmente le aperture sono quasi tutte sull’attentato a Istanbul e sulla cellula terroristica di kosovari scoperta nel bresciano. I riferimenti a Francesco come “ultimo Papa” nelle intenzioni dei presunti terroristi, richiamano titoli e servizi “alti”, anche se Tg3 e Tg2 “relegano” la cronaca a metà edizione. Il terrorismo islamista rimbalza nei Tg di serata anche per l’ulteriore intervento di Obama a Parigi con il quale il Presidente Usa, chiamato a rapporto Erdogan, cerca di convincere a più miti consigli Russia e Turchia per concentrare le energie contro l’Isis. Viste le notizie “reali”, questa attenzione ci sta tutta. Quello che “non ci sta” è come Tg4 ha organizzato la sua scaletta, che è finita con l’apparire il bollettino di una guerra alquanto confusa, perché il nemico sembra sbucare da ogni angolo. Passi la riproposizione dei video con le numerose minacce a Roma e al Vaticano; passino i consueti carrelli di cittadini che manifestano ansia e avversità verso gli “stranieri”. Ma l’equazione moschea (legale o illegale) – terroristi islamici pronti a colpire, oltre che fuori da ogni percezione oggettiva appare come vera e propria propaganda bellica. Patetica, poi, la decisione di continuare a tenere in bella evidenza un presepe in studio, come “risposta” alle decisioni del preside della scuola di Rozzano.

Per rimanere in tema, da segnalare la buona intervista del Tg1 a Filippo Grandi, da poco nominato responsabile Onu della Agenzia per i Rifugiati che, con grande semplicità propone la ricetta da applicare per fermare i flussi dei profughi: fermare le guerre. Tg3 è l’unica testata che trova il tempo per segnalare le vittime di giornata sui barconi della rotta balcanica.

A Parigi oltre che di terrorismo si parla di clima. Servizi per tutti, con Tg5 che segnala il picco di inquinamento di questi giorni nelle megalopoli cinesi e gli altri che illustrano i buoni propositi contro il riscaldamento del pianeta. TgLa7 si mostra, però, pessimista, e parla di “rischio fallimento”, mentre Tg3 approfondisce le contraddizioni dell’Occidente che chiede ai paesi in via di sviluppo attenzione sui combustibili fossili, dopo non averne mostrata a sua volta per un intero secolo e dopo aver “esportato” le produzioni più energivore e inquinanti proprio in Asia e in Africa.

La pagina degli interni si divide su tutti tra i nuovi dati (contraddittori) sull’occupazione, la liturgica presentazione del libro di Vespa alla presenza di Renzi, e il 29esimo smacco del Parlamento con la mancata elezione dei 3 giudici costituzionali mancanti che, per Mentana, “non gli fa onore”.

La Procura della Capitale che indaga la Pr Chaoqui per ricatti alla famiglia Berlusconi, è presente su Rai e La7 e inequivocabilmente assente su Mediaset.

La giornata mondiale contro l’Aids, che per l’Italia riporta dati allarmanti derivanti dal calo di tensione e di attenzione al diffondersi del virus, trova spazio solo su Tg2 e Studio Aperto.

Alberto Baldazzi

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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