Tempi di reazione. I Tg di giovedì 2 aprile

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***di Alberto BaldazziTranne che Tg5 le principali testate aprono stasera con le notizie drammatiche che giungono dal Kenya, dove un commando di terroristi provenienti dalla Somalia ha fatto una strage tra gli studenti cristiani di un college. Gli avvenimenti sono in corso, le fonti lontane e confuse, e inevitabilmente le informazioni frammentarie: non se ne può fare una colpa ai Tg. Ma le agenzie internazionali battono con continuità, e c’è da chiedersi come mai solo TgLa7 se ne accorga, aggiornando da studio il bilancio delle vittime che alle 20,15 sono almeno 150.

La domanda è retorica e la risposta scontata: Enrico Mentana è l’unico telegiornalista che “ha in mano” il suo Tg, mentre le altre testate sono imbracate da burocrazie, capi e capetti, e non si muove foglia senza che il responsabile lo decida. In più il ruolo dei conduttori – spesso assai professionali – è ridotto a quello di “bravi presentatori”, e l’immediatezza dell’informazione non ci guadagna.
Non vogliamo fare i maestri e usare la matita rossa e la matita blu, ma quello che abbiamo appena segnalato risalta macroscopicamente in un’altra pagina dell’informazione di serata. Alle 19,41 la Mogherini esordisce a Losanna nella storica conferenza stampa che annuncia che l’accordo sul nucleare iraniano è cosa fatta. Notizia che rimarrà quantomeno nella cronaca dell’ultimo decennio e produrrà effetti nei prossimi lustri. Ma il tutto si è manifestato, appunto, alle 19,41, e ancora una volta solo TgLa7 è l’unico che alle 20 riesce a fare un titolo e a dedicare un servizio esauriente, per di più commentato a braccio da Mentana. Tg2, mezz’ora dopo, ha tempo per recuperare, ma fa tristezza che l’ammiraglia dell’informazione Rai, Tg1, accenni a Losanna solo da studio e per non più di 20 secondi.
La politica propone la telecronaca dell’ascesa di Delrio al Colle per il giuramento come neo ministro delle infrastrutture, e l’accordo raggiunto tra Salvini e Berlusconi sulle regionali in Veneto, Liguri, Lombardia, Umbria e Campania. Tg4 non contiene l’entusiasmo e titolo “Uniti per Vincere”.
L’Istat propone dati a ritmo continuo, e quelli che fotografano redditi e tasse del 2014 vengono tirati da tutti i lati. Tg5 apre sugli italiani tartassati, mentre in Rai si precisa che l’aumento decimale della pressione fiscale è frutto della mancata contabilizzazione degli 80 euro come minor prelievo. In Rai si sottolineano le solite contraddizioni degli imprenditori che guadagnano meno dei loro dipendenti.
D’Alema è ancora presente per le polemiche degli ultimi giorni, ma per fortuna si comincia a parlare anche in concreto dell’indagine sulla metanizzazione di Ischia, per gli interrogatori degli arrestati. Il sindaco di Ischia avrebbe detto di non essere mai stato in Tunisia: ho è una menzogna oppure, da quello che è uscito sulla stampa, gli inquirenti avrebbero peccato di leggerezza, perché un volo aereo e un viaggio all’estero sono facilmente controllabili. Lo escludiamo, anche perché sarebbe alquanto grave. Intanto i Cinque Stelle visitano la Procura di Napoli per consegnare un esposto che denuncerebbe i rapporti organici tra cooperazione e mafia: per qualcuno un’invasione di campo della politica nel recinto della Magistratura.
All’inizio della nostra analisi non siamo stati teneri con molti Tg. In chiusura invece segnaliamo la buona performance di quelli Rai, ma anche di Tg5, nei servizi e nelle impostazioni che trattano la giornata internazionale sull’autismo. Non si è trattato di pietismo e retorica; una volta tanto le particolari difficoltà di bambini (o adolescenti) che manifestano codici comunicativi che solo i genitori e chi li ama riescono a comprendere, vengono fuori correttamente. Ottimi i minuti dedicati dal Tg2, che ci mettono in contatto con un’umanità certamente fragile ma che proprio per questo umanizza anche noi, i “normali”.

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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