Svezia, la prima donna premier dura solo sette ore

da Remocontro, 27 novembre 2021

C’era una volta la Svezia emancipata socialmente nei rapporto uomo donna e nella sua cultura democratica, dopo che il signor Nobel smise di fabbricare e ad arricchirsi con la dinamite. Tempi di Olaf Palme e di Nobel premio. Oggi, assieme ad alcuni Nobel assegnati decisamente a sproposito, scopriamo che anche lì, la politica praticata, qualche volta inciampa.
Crisi di governo imprevista in una situazione di tensione che si prolunga da tempo.

La destra radicale e xenofoba dei Democratici di Svezia con tendenza nazi.

Terremoto politico

La leader del partito socialdemocratico Magdalena Andersson, fatta premier sette ore prima, cade sulla legge finanziaria e si dimette. A distanza di poche ore, un voto parlamentare aveva dato il via libera alla premiership di Magdalena, già ministra delle finanze dal 2014. Primo governo svedese presieduto da una donna, che si riprometteva di guidare la coalizione di minoranza tra socialdemocratici e verdi fino alle prossime elezioni, previste per settembre 2022. Colpito e affondato a tradimento.

Accordi violati

Negoziazioni complesse, quasi commerciali, con due partiti che, pur senza entrare direttamente nella coalizione di governo, avrebbero dovuto garantire il loro sostegno esterno. Ma anche nel gelido nord gli accordi politici e di convenienza possono sciogliersi col riscaldamento globale. Esempio, il Vänsterpartiet (partito di sinistra) aveva ottenuto un impegno scritto ad alzare le pensioni minime, in Svezia particolarmente basse col maggior tasso di povertà tra i pensionati di tutti i paesi nordici, spiega Cristiano Lanzano sul manifesto.

Traditori al centro

Ma il Centerpartiet (partito di centro), unico partito liberista rimasto nel campo governativo, da sempre per l’esclusione della sinistra da ogni negoziazione politica, poche ore dopo aver dato la fiducia a Magdalena Andersson, al voto per la legge finanziaria la pugnalano alle spalle astenendosi, facendo approvare la proposta dell’opposizione, elaborata dai dai cristiano-democratici con il coinvolgimento della destra radicale e xenofoba dei Democratici di Svezia.

Regole finanziarie di destra

Il voto, a governo azzerato, costringe ora qualsiasi coalizione, indipendentemente dal proprio orientamento politico, a governare sulla base della finanziaria proposta dal centrodestra. Una ‘tanto peggio tanto meglio’ dell’ultra destra dai possibili esiti incerti. Una situazione che ripropone quella affrontata dall’ex-premier Stefan Löfven nel 2015 e non certo finita in gloria per il Paese.

La premier esce ma ci riprova

L’esito della crisi è difficile da prevedere. Teoricamente, Andersson potrebbe guidare un governo di minoranza monocolore fino alle elezioni, con una politica economica dettata dall’opposizione – magari occasionalmente emendata da maggioranze variabili. Una situazione rischiosa per i socialdemocratici, che contavano di presentarsi alle elezioni del prossimo anno con il ‘volto nuovo’ di Magdalena Andersson, troppo rapidamente appannato.

La fu sinistra sociale svedese

A rimetterci potrebbe essere soprattutto la sinistra interna, che aveva usato il consenso crescente nelle sezioni delle grandi città per strappare, durante l’ultimo congresso del partito, alcune concessioni rispetto alla linea rigorista e “frugale” che ha caratterizzato la politica socialdemocratica degli ultimi anni (qualche concessione sociale e vagamente si sinistra in più), rispetto alla linea ‘rigorista e frugale’ di cui peraltro Andersson è considerata una esponente.

Premio ai combustibili fossili e i Verdi di arrabbiano

Inaccettabile per gli alleati del partito ecologista, l’abbassamento della tassazione sui combustibili fossili previsti dalla proposta approvata su spinta dell’estrema destra.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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