Sul “plotone di esecuzione”

Roma, 1 luglio 2020 – Capita che un giornale semi sconosciuto come “Il Riformista”, direttore Piero Sansonetti, codirettrice Deborah Bergamini, pubblichi ieri lo sfogo di un magistrato oggi defunto, Matteo Franco, relatore al processo Mediaset. Frasi che sarebbero state registrate sette anni fa, probabilmente all’insaputa del giudice.

Costui, dopo la condanna definitiva dell’ex Cavaliere per frode fiscale, incontrandosi con Berlusconi e i suoi, avrebbe “confessato” pressioni esercitate su quel processo trasformato nel “plotone di esecuzione” di una sentenza “politica”. Per quella sentenza “non risulta esservi stato alcun dissenso”, neppure da parte sua, ha precisato seccamente oggi la Corte di Cassazione.

Capita che la destra insorga dopo queste “rivelazioni” chiedendo una commissione parlamentare di inchiesta e da parte di una deputata di “Forza Italia” perfino la nomina di Silvio come senatore a vita a titolo di “risarcimento”. E due settimane fa la co-direttrice del Riformista, Deborah Bergamini, intervistava devotamente Berlusconi ponendogli questa domanda: “Presidente Silvio Berlusconi, dal 1994 lei è in campo contro lo strapotere della magistratura. Non è una battaglia vinta…”

Capita meno ovviamente che quotidiani e Tg nazionali, taluni prendendo le distanze altri no, si prestino comunque a prendere sul serio sia le  “rivelazioni” che le sdegnate reazioni.

Capita infine che un ex presidente del consiglio da tempo alla ricerca di voti berlusconiani sostenga pubblicamente la necessità di “fare chiarezza”.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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