Sul libero arbitrio (2)

Da cosa dipende la scelta

PIETRO Sai, penso che attualmente l’influenza dei fattori genetici sia sopravvalutata. Non passa giorno che non si scopra il gene di qualcosa: dell’obesita’, dell’intelligenza, tra poco anche della squadra del cuore. Comunque, sono d’accordo sul fatto che successi e insuccessi, piaceri e dispiaceri contano, in misura differente per ciascuno. Sia nella costruzione della memoria, sia nella formazione delle aspettative con cui la mente anticipa le conseguenze delle sue azioni prima di scegliere.

FERNANDO E ora dimmi: da che cosa dipende l’esito di questi conflitti e quindi in definitiva la scelta? Sempre dalla memoria e dalle conseguenti aspettative di piacere o di disagio ( o di piacere con disagio, o di disagio con promessa di piacere) oppure da qualcos’altro? e da che cosa?

PIETRO Alla fine una scelta deve essere fatta e viene fatta. In ogni situazione abbiamo sempre vincoli e possibilita’: sta a noi sapere riconoscere gli uni e le altre, sta noi cercare di acquisire la consapevolezza che siamo noi a scegliere. Sta a noi, infine, scegliere. E sta a noi assumerci la responsabilita’ delle nostre scelte. Etica e libero arbitrio vanno a braccetto, non credi?

FERNANDO Se intendi riferirti alle possibilita’ oggettive, che possono essere ampliate o ridotte ( e in questo consiste propriamente la liberta’), sono d’accordo. Ma dato quel ventaglio di possibilita’ oggettive, la scelta soggettiva del singolo individuo si indirizzera’ verso una e una soltanto di quelle possibilita’. Dire che sta a noi scegliere e’ giusto ma non dice niente a proposito del libero arbitrio se non si spiega anche “come” avviene la scelta.

La responsabilità individuale

Anche dire che dobbiamo assumerci la responsabilita’ delle nostre scelte e’ giusto. La responsabilita’ e’ una fondamentale esigenza sociale e come tutta l’etica ha un ruolo importante nel gioco delle pulsioni. Per esempio, quello che diciamo oggi per convincerci a vicenda si aggiungerà al numero e al peso delle motivazioni, soprattutto inconsce, che contribuiranno a prendere una decisione. Ma in quel momento la decisione sarà una e una soltanto. Oppure non si sceglierà affatto. Se per far funzionare meglio etica e senso di responsabilità è bene dire che il libero arbitrio esiste, diciamolo pure (ma non e’ vero).

PIETRO La psicologia e le scienze cognitive più recenti sostengono che la mente costruisce il mondo (o la conoscenza del mondo) nel quale vive. E nello stesso momento costruisce se stessa costruendo gli schemi con i quali costruisce il mondo. E il problema e’ proprio questo, nella nostra cultura non abbiamo la minima idea di come funziona la mente.

Da Freud alle neuroscienze

FERNANDO Io credo, al contrario, che da Freud alle più recenti scoperte dei neuroscienziati, qualche idea su come funziona la nostra mente sia stata trovata e che si possa tenerne conto. Almeno quel tanto che basta per sapere che non tutto puo’ essere descritto, compreso o provato. Semmai è impossibile una conoscenza esaustiva di come funziona la propria mente.

PIETRO Io però voglio notare due cose: la prima è che qualsiasi essa sia, l’azione scelta produce comunque qualcosa di nuovo, qualcosa che non era presente prima e che non e’ riducibile al prima o spiegabile tramite esso…..

FERNANDO Ma certo che l’interazione tra il sistema nervoso e l’ambiente puo’ produrre qualcosa di nuovo. Sarebbe questo per te il libero arbitrio?

PIETRO No, ma mi sembra una condizione essenziale. Io non sono libero di scegliere quanto fa 2+2. Un computer programmato per eseguire un certo compito non e’ libero di eseguirlo come e se vuole. C’e’ necessita’ e non possibilita’. Dicevo dunque che la prima notazione è che l’azione scelta produce qualcosa di nuovo. La seconda notazione è che il processo di costruzione di questo qualcosa di nuovo e’ conoscibile. Bene, io dico che scegliere diventa possibile non quando ci sono le possibilità, ma quando si conoscono le possibilità, quando si sa di avere più possibilità.

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Il caso e la necessità

FERNANDO Non è necessario essere deterministi per dubitare dell’esistenza del libero arbitrio. Anche il caso va benissimo. Ma, allo stato attuale delle conoscenze, non c’e’ niente che possa dimostrare che quella che chiamiamo la nostra volonta’ sfugga al destino di tutto l’universo fisico, che e’ quello di dipendere dalla necessita’ o dal caso. Ma ecco che, poiche’ questo destino ci risulta insopportabile, protetti dall’ignoranza dei nostri processi mentali, abbiamo concepito l’idea di una terza alternativa: il libero arbitrio!

Questo concetto, che ha dato indubbiamente all’uomo vantaggi evolutivi, e’ divenuto ormai parte essenziale della nostra psicologia e in ogni circostanza concreta della nostra vita ne’ tu, ne’ io ne’ altri possiamo rinunciarvi. E giudicando dalla mia esperienza (di piu’ non posso fare) non credo neppure che possiamo rinunciare – servendoci della negazione del libero arbitrio – al nostro senso di responsabilita’, se lo abbiamo.

PIETRO Potrei fare lo stesso discorso, ma dal punto di vista opposto: poiche’ ci appare terrificante e insopportabile essere gli unici artefici (ovviamente con tutti i limiti di cui ho parlato sopra) del nostro destino e della nostra vita, abbiamo inventato e costruito mondi nei quali la responsabilita’ e’ sempre di qualcun altro, degli dei o di Dio, del caso o delle leggi della fisica, dei neurotrasmettori o della societa’, del superiore o del colonnello, di chiunque, insomma, purche’ non nostra.

Ma non si può rinunciare alla responsabilità

Sinceramente, credo sia questo l’orientamento dominante della nostra societa’-cultura. Certo, spostare il problema all’indietro e’ possibile, ma quanto e’ utile o dimostrabile postulare sempre un livello precedente che determina quello seguente? Insomma: io non posso che vedere con i miei occhi, non posso parlare se non col mio linguaggio, non posso pensare se non con i pensieri, i miti, le immagini, gli archetipi della mia cultura. Ma ogni volta che vedo, parlo, penso io creo qualcosa e se ci provo posso far si che questo qualcosa sia un po’ diverso da come avrebbe potuto essere.

Io non ho una preparazione filosofica e non conosco i termini della discussione filosofica intorno al libero arbitrio. Proprio per questo, forse, e’ un concetto che mi mette a disagio. Comunque, quando mi ritengo capace (io) di libero arbitrio, mi riferisco a questa capacita’ o possibilita’ o a questo tentativo di capire come agisco e di cambiarmi, sempre di piu’, sempre piu’ a fondo, anche sapendo che e’ impossibile una conoscenza assoluta (ab-soluta).

FERNANDO Convengo con te che una presa di coscienza effettiva di come si forma la nostra volonta’ (beato te, se ci riesci! I neuroscienziati sono appena in grado di balbettare qualcosa) e’ la condizione necessaria perche’ si possa ipotizzare il libero arbitrio. Necessaria, ma non sufficiente, perche’ il “marcatore somatico” funziona comunque, che lo sappiamo o no. Il tuo tentativo di cambiarti non dipende soltanto dalle tue conoscenze….

PIETRO È anche vero che conosciamo questi fenomeni in modo molto diverso rispetto a quanto accadeva anni fa. Vedremo. Riconosco anche la soggettivita’ del mio punto di vista. Ad esempio tu prima dicevi: “se per far funzionare meglio etica e senso di responsabilità dobbiamo dire e dirci che il libero arbitrio esiste, diciamolo pure (ma non e’ vero)”. Io invece penso che ritenere che non esista il libero arbitrio sia un modo che ci consente di non assumerci quelle responsabilita’ e trovi la sua giustificazione proprio in questo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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