Strage di Ustica: spetta ai familiari il pagamento delle spese? Che vergogna…

All’appassionata reazione del cronista che per più di vent’anni ha seguito le trame oscure di una vergognosa vicenda processuale, aggiungo il commento eloquente di Vincenzo Fallica, l’avvocato che ha assistito i familiari delle 18 vittime in tutti i gradi di giudizio: “Si vuole depistare perfino il depistaggio che ha determinato la inutile e sterile perdita di tempo”. E il commento appropriato del deputato democratico Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari della Strage di Bologna: “Il punto è che esistono già due sentenze della Cassazione che riconoscono le responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per la strage di Ustica – il primo per i depistaggi, l’altro per non aver garantito la sicurezza nei cieli”. Più che l’accanimento insensato dell’Avvocatura, che persegue burocraticamente una tesi messa in dubbio in passato da ben due presidenti della Repubblica, Cossiga e Napolitano, stupisce il linguaggio della motivazione, insensato e davvero inaccettabile (nandocan).

***di , 30 agosto 2015* – Per chi lavora l ‘Avvocato dello Stato? Per nome, per conto e per interesse dello Stato evidentemente; e io, cittadino che da quarant’anni pago le tasse di questo Stato, obbedisco alle sue leggi, esercito il mio diritto di voto come credo e penso sia giusto, sono o no, parte di questo Stato? E mi devo dunque vergognare, devo provare ripulsa, quando questo Stato di cui sono cittadino, attraverso un Avvocato che contribuisco a pagare, chiede, come ha chiesto, alla Corte d’appello civile di Palermo il rigetto delle domande di risarcimento che il tribunale ha concesso a 18 familiari delle vittime della tragedia aerea di Ustica del 27 giugno ’80? E’ il mio Stato che attraverso il suo Avvocato ha chiesto questo, oppure e’ un’entita’ di cui devo sentirmi estraneo, perfino “nemico”?

Seguo da vent’anni e piu’, per via del mio lavoro, la strage che si e’ consumata ad Ustica. Ne ho viste dire e fare di tutti colori, per negare l’innegabile, per occultare, nascondere, mettere a tacere. Mancava quest’ultimo tassello: chiedere, l’Avvocato dello Stato, il mio Stato! il rigetto per prescrizione o infondatezza e di porre a carico dei familiari il ”pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito”. Una richiesta di rigetto con la quale si continua a sostenere l’insostenibile: che ad abbattere l’aereo fu una bomba a bordo. “Per una decina di anni dall’incidente le commissioni di inchiesta brancolavano nel buio, vi era assoluta mancanza di elementi e sono così nate molteplici supposizioni (cedimento strutturale, collisione con un altro aereo, quasi collisione, esplosione a bordo). Alla mancanza di elementi tecnici hanno ‘supplito’ i mezzi di informazione che denunciando (spesso senza alcun riscontro) trame e complotti internazionali, hanno infine determinato il radicato (ma tecnicamente non supportato) teorema secondo cui all’origine del disastro sarebbe stata una battaglia aerea” e che l’Aeronautica militare per coprire questa battaglia avrebbe ordito un complotto (misteriosamente rimasto senza colpevoli e segreto nonostante avesse coinvolto almeno un centinaio di persone)…La incommensurabile tragicità dell’evento non può esimere l’avvocato dello Stato dal dovere di svolgere tutte le difese che ritenga necessarie a tutela dell’ Amministrazione, tra l’altro portatrice d’interessi riguardanti la collettività… esplicitazione di un preciso dovere che la legge impone, che non può essere certamente precluso dalla vasta eco mediatica della vicenda né tantomeno dall’ingiustificato immaginario collettivo formatosi nel tempo”.

Che pena, che vergogna…ma possibile che il presidente della Repubblica, i presidenti di Senato e Camera, il presidente del Consiglio…possibile?

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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