Stefano Rodotà: “Un’unica piazza, un unico fronte per la Costituzione”

di Gianni Rossi, 7 agosto 2013*

stefanorodota“La Costituzione non è un semplice documento, ma lo strumento che ha consentito in Italia di superare crisi drammatiche e di mantenere saldo il riferimento alla democrazia”. E’ con la difesa (e il rilancio) della Costituzione dai tanti tentativi di stravolgimento che il giurista Stefano Rodotà apre e chiude l’intervista rilasciata ad Articolo21. Verso l’assemblea dell’8 settembre, che preparerà una grande manifestazione per il 5 ottobre.
Professor Rodotà, con Zagrebelsky e Landini siete convinti che esista la necessità di creare un’aggregazione che non solo abbia a cuore la difesa della Costituzione, ma anche il cambiamento della società dopo 20 anni di regime.

In sostanza abbiamo fatto questa riflessione: c’è stata e rimane un’opposizione ai tentativi di stravolgere Costituzione e legalità. Gli esempi sono molti, a cominciare dal blocco della “legge Bavaglio”, fino al sostegno dato all’ostruzionismo che ha impedito di approvare il disegno di legge sulla revisione costituzionale, nel silenzio di agosto. Ora, le diverse forze politiche, sociali e civili che sono state e sono protagoniste di questa vicenda, come testimoniano anche i molti appelli di questo periodo, hanno molte potenzialità per creare uno spazio politico indispensabile per una “rifondazione” della stessa politica. Tutto questo è indispensabile, perché la politica ha perduto orizzonti e riferimenti forti. L’orizzonte è ormai quello dei giorni se non delle ore. L’unico riferimento ossessivamente ripetuto è quello “all’emergenza”!
Per riempire il vuoto determinato da questo continuato rimpicciolirsi della politica è importante mettere nella condizione di agire in comune i molti soggetti, che già sono attivi. Questo è l’obiettivo dell’iniziativa appena presa, che si muove in diverse direzioni. Anzitutto creare occasioni di azioni comuni, discutendone nell’Assemblea dell’8 settembre, che preparerà una grande manifestazione per il 5 ottobre. In secondo luogo e in parallelo, riformulare l’Agenda politica, in modo da indicare le priorità essenziali per cominciare ad uscire dalla situazione attuale, dall’attuale “vuoto” di politica”.E quali sarebbero le emergenze da affrontare?

Riforma elettorale subito, per liberare l’intero sistema politico da rischi e ricatti, che sono resi possibili dalla permanenza del Porcellum. Questa indicazione urgente deve essere accompagnata da una concreta politica, che valuti l’emergenza fuori dallo schema che vuole imporre un rapporto di necessità tra le emergenze attuali e il “governo delle larghe intese”, come unica soluzione possibile. Muovendo da queste due premesse,la Bussola è nitidamente indicata dalla Costituzione: centralità del lavoro, non solo come grande questione economica, ma come tema centrale per quanto riguarda la vita e i diritti delle persone, la coesione sociale e, dunque, la tenuta stessa della democrazia. Il tema della politica si identifica dunque con quella della “politica costituzionale”, che consente pure di guardare alla dimensione  europea che oggi è amputata di tutta la dimensione dei diritti, nonostante che l’Europa si sia dotata di una Carta dei diritti fondamentali, che ha lo stesso valore dei Trattati europei. In definitiva, non si tratta di creare un campo di forze autoreferenziali, come è diventata quasi tutta la politica, ma di andare oltre le frantumazioni attuali, non solo per rendere possibili elaborazioni comuni, ma anche per rendere possibili un’azione in grado di opporsi alla frammentazione e alle diverse pratiche che stanno svuotando il significato stesso della Costituzione.

Ma le diverse anime culturali, dal liberalismo al cattolicesimo del dissenso fino alla “sinistra antagonista”, come possono coesistere in questo Fronte?


E’ una domanda che si ripete in tutte le situazioni. Non vogliamo evidentemente  eluderla, ma vogliamo rispondere ad essa, partendo da un dato concreto, qual è appunto la Costituzione: non un semplice documento, ma lo strumento che ha consentito in Italia di superare crisi drammatiche e di mantenere saldo il riferimento alla democrazia.

*da articolo 21, il grassetto è di nndocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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