Spicchio di Palestina

***di Massimo Marnetto, 15 gennaio 2022

Quando ero piccolo, negli anni ’60, la costruzione del presepe era una vera impresa. Con una base fatta di tavole, il muschio comprato fresco affiché spandesse il suo odore in salone e la riesumazione di tutta la popolazione di statuette dalle cassette, dove ogni pezzo aveva dormito tutto l’anno avvolto in carta da giornale. La grotta si faceva con la carta roccia e il cielo con la carta blu piena di stelle d’oro.

La prospettiva era rigorosa: i pastorelli piccoli lontani e quelli grandi vicini. Ovviamente non mancava il ruscello fatto con la carta argentata conservata dalle piccole tavolette di cioccolato, su cui stazionavano papere in formazione, vicino al pescatore con le guance rubiconde, come se avesse appena bevuto due litri di vino. 

Sapevamo tutti che i re magi sarebbero arrivati dalla piccola distesa di segatura del deserto, in sella ai loro cammelli con sontuosi abiti orientali. Il tocco finale erano le lucette. Messe nei punti più suggestivi e di diversi colori, affinché dessero al presepe i punti di chiarore nell’oscurità. Già perché tutta quella scenografia doveva essere ammirata soprattutto al buio.

Per noi bambini, semplici aiutanti di mio padre, il risultato finale era un’emozione indelebile. A distanza di più di sessant’anni, ho ancora nella mente quello spicchio di Palestina in salone, che durava pochi giorni di tregua, in cui tutto era magico e senza la scocciatura della scuola.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: