Spazi pubblici e oggetti incustoditi

***di Massimo Marnetto, 5 Agosto 2021 – Guai lasciare oggetti incustoditi. Soprattutto se sono spazi pubblici e in zone urbane di pregio. Perché poi succede come nell‘ex parcheggio ATAC, l’azienda dei trasporti pubblici di Roma, posto nel Centro Storico, con Amazon che lo nota per farci una sua succursale.

In teoria, dovrebbe essere Comune e Municipio a bloccare sul nascere la pretesa, ma la loro voce è flebile e poco convinta. Allora tocca a noi cittadini tornare a “custodire” con la nostra mobilitazione il parcheggio di Piazza Bainsizza. Per far capire ai decisori politici – come facciamo da anni – che in quello spazio vorremmo non un magazzino di Bezos, ma un parco, una biblioteca, una palestra, una sala polivalente per proiettare film, presentare libri, convocare pubblici dibattiti e infine conservare e riconvertire il Centro di Igiene Mentale da anni arrangiato luoghi inadeguati.

Perché davanti a queste soluzioni – fortemente attese dalla popolazione – l’area è rimasta invece abbandonata da anni? Un po’ c’entra la crisi dell’Atac e il bisogno di fare cassa. Ma molto di questo immobilismo è causato dalla complicazione delle norme per il riuso degli spazi pubblici. Con sovrapposizioni di diritti in un “millefoglie” di competenze, quasi impossibile da risolvere, se non ricorrendo a deroghe. Semplificazioni che si trovano facilmente per consumare suolo, anche costruendo in parchi naturali (vedi Monte Mario), ma non per rendere esigibile il riuso civico di strutture pubbliche in abbandono.

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