Soro: serve una “Accorta regìa” per informare i cittadini

Cronisti unioneGuido Columba, presidente dell’UNCI (Unione cronisti), mi invia il comunicato che segue, con il quale il sindacato manifesta perplessità e timore per  la sollecitazione, da parte del Garante della privacy, di una “direttiva” per la “trasparenza reale e non demagogica” dei dati che le amministrazioni pubbliche forniscono alla rete e che, pubblicati senza “un’accorta regia” potrebbero disorientare i cittadini. La richiesta del provvedimento sarebbe stata fatta da Soro questa mattina durante un dibattito alla Camera (nandocan)

***18 novembre 2014 – Le norme sulla trasparenza rischiano, paradossalmente, di disinformare i cittadini, i quali, sommersi da una massa di dati, rimangono disorientati e finiscono per sapere meno di prima. Lo ha sostenuto stamane in un dibattito alla Camera Antonello Soro, presidente della Autorità della privacy. Per porre rimedio a questa situazione, Soro reclama un provvedimento di legge urgente, meglio una “Direttiva” da emanare in tempi rapidissimi, per sancire che  la messa a disposizione dei dati ai cittadini avvenga attraverso “una accorta regìa”.

A sostegno della sua tesi  Soro ha parlato di “opacità” della massa di dati qualificati e non che le amministrazioni pubbliche sono costrette a rivelare attraverso il Web ai cittadini incapaci di districarsi tra numeri e codici. Soro ha chiesto che si faccia “trasparenza reale e non demagogica” affinchè il controllo diffuso del potere avvenga davvero.

L’informazione, corretta, completa e tempestiva ai cittadini viene data dai giornalisti che per professione sono addetti a scoprire le notizie, accertarle e trasmetterle, con le dovute spiegazioni perché possano orientarsi veramente, ai cittadini.

Ancora una volta i cittadini sono considerati da chi detiene un potere dei minus habentes, sprovvisti cioè della capacità critica di giudicare, una volta che siano a conoscenza delle questioni. La “accorta regìa” di Soro, e degli altri che detengono poteri, è la riproposizione, non della opacità dei dati contabili, ma dei molteplici “porti delle nebbie” nei cui miasmi l’Italia è affondata per decenni. La “accorta regìa” vuol dire reclamare un rubinetto attraverso il quale aprire e chiudere il flusso della informazione. Rubinetto controllato da chi ? E chi controlla il controllore ?

La classe di potere sembra irrimediabilmente attratta dalla voglia di controllare

l’informazione che giunge ai cittadini, facendo perno anche sulle norme sulla trasparenza apparse nel nostro ordinamento agli inizi degli anni ’90 sulla scia della inchiesta “Mani pulite” che rivelò quanto estesa fosse la corruzione.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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