Sky Tg24 trasferita a Milano

***da Remocontro, 18 gennaio 2017 – Roma perde non solo fascino e credibilità di Capitale e di sindaca, ma perde anche la centralità dell’informazione, fatto salvo quel po’ di ‘Palazzo’ che dovrebbero essere ‘Istituzioni’ ed è in genere marchetta di partiti che i telespettatori ormai rifiutano schifati. Sky scappa da Roma, è non lo fa per nobiltà d’animo rispetto alla capitale morale che sta risorgendo a Nord, ma lo fa per soldi. Quelli, troppi dice lei, che spende a Roma, e il rilancio produttivo e di mercato che promette da Milano, che è invece tutta cosa da verificare nei fatti.

Esodo romano di giornalisti, soprattutto, ma anche commerciali e tecnici. Nella Capitale rimarrà solo una parte della redazione della rete all news (la sezione politica e quella del Centro Sud), oltre ai settori ‘Management’ e ‘Finance’ ma molto ridimensionati. Scelta decisamente controversa della pay tv anche perché negli scorsi mesi la stessa Sky aveva dichiarato di aver aumentato nel 2016 sia i ricavi sia gli abbonati. Ma è il quadro generale dei media in Italia a preoccupare i vertici aziendali. Loro parlano di conti, noi pubblico parleremmo di contenuti, ma a Murdoc pare che il tema interessi poco.

Ovviamente la colpa è sempre altrui. Non fa miglior figura l’amministratore delegato Andrea Zappia, che difende gli investimenti di Sky, – dal 2003 oltre 20 miliardi di euro nel nostro Paese – nonostante “Un quadro di regole obsoleto e spesso disincentivante”. Un po’ più sinceri i timori sull’assalto prevedibile da parte di Vivendi-Mediaset e sulla concorrenza di Netflix e Amazon. Lascia comunque perplessi la scelta di portare SkyTg24 lontano cioè da quella che, nel bene o nel male, è la città dove si concentrano gli organi di stampa e le istituzioni della politica.

Ma qualche conto in tasca a Sky sarà ancora opportuno farlo. Gli ultimi dati del Garante per le Comunicazioni, l’AgCom, un po’ distratta sulle ossessive presenze Tv dell’ex premier Renzi, dati di ieri, del 12 gennaio, dicono che Sky è il principale gruppo televisivo italiano, con la quota maggiore dei ricavi pari al 15,1% del Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni per quasi 3 miliardi di euro. Mediaset è seconda e la Rai terza. Sky Italia dovrebbe quindi dare in piena trasparenza spiegazioni se all’improvviso comunica ai sindacati un piano di riorganizzazione tanto severo da prevedere 200 esuberi e 300 trasferimenti, mentre Roma tace.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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