Siria, occorrono gesti di pace. Le armi non si possono far tacere con altre armi

di Giulia Rodano, 4 settembre 2013*

Siria-guerraDigiunerò e pregherò sabato 7 settembre. Parteciperò al giornata mondiale contro la guerra a cui ci ha invitato Papa Francesco. Sono contenta di poter digiunare e anche pregare sabato. Sono contenta di una Chiesa che chiede di pregare. Finalmente una chiesa che chiede ai credenti di tutte le fedi quello che Chiese e credenti possono fare, senza ingerire e senza imporre comportamenti. Una Chiesa che cerca di testimoniare, di parlare di speranza. Parteciperò perché finalmente si torna a dire che la guerra non serve, che l’uso delle armi non può che aggiungere tensione a tensione, problemi a problemi, morte a morte.Finalmente si torna a dire che non si possono portare pace e democrazia con le bombe e gli “attacchi mirati”, che non c’è altra strada oltre le soluzioni politiche e concordate dei conflitti. In Siria non si deve intervenire non solo perché non esistono le condizioni giuridiche, di diritto internazionale per farlo. Non solo perché non c’è “l’egida dell’ONU”, non solo perché non sono state mostrate prove incontrovertibili delle responsabilità per l’uso delle armi chimiche, ma perché se c’è una cosa che abbiamo imparato in questo primo decennio del secolo è che l’intervento militare non serve, aggrava i problemi e copre il terreno di macerie.Ma mi dispiace che ancora la sinistra e le forze di progresso, soprattutto quelle che governano, non siano, loro, in grado di affermare che la guerra è inutile. Riesce solo a dire che si, si deve fare la guerra, ma poco; guerra si, ma “limitata e proporzionata”. Forse la titubanza di Obama rappresenta una dimostrazione di saggezza. Certo è meglio di Bush. Purtroppo la prudenza non basta più. Occorrerebbe  il coraggio, che invece Papa Francesco ha avuto. Affermare con forza che occorrono gesti di pace, occorre cercare il confronto e il negoziato, che le armi non si possono far tacere con altre armi.
Che un po’ di profezia serva per farci ricominciare a pensare e dire cose di sinistra?

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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