Sicuri che tocca a Draghi?

***Roma, 3 febbraio 2021 – “Dopo di me c’è Draghi” aveva dichiarato Giuseppe Conte prima del fallito mandato esplorativo al Presidente della Camera Fico. E con ogni probabilità proprio a questo puntava Matteo Renzi. Ma che questa fatica sia coronata da successo, è ancora tutto da vedere. I Cinquestelle hanno già annunciato, per bocca di Crimi, che Draghi non lo voteranno. Se lo facessero, è opinione di molti, probabile che finirebbero per spaccarsi.

Però anche Liberi e Uguali non lo sosterrà. Quanto al PD, il vice segretario del PD Orlando ha detto che il suo partito, contando in Senato solo per l’11 per cento, valuterà sulla base di quel che decideranno gli altri partiti. Da non escludere che aggiungendo i propri voti a quelli di Salvini finirebbero per spaccarsi anche loro. Fate i conti e vedrete che, come prevede sornione il “responsabile” Mastella, Il governo Draghi potrebbe avere alle Camere meno voti del premier dimissionario.

Vedo però che intanto abbondano i commenti ironici sul magro bottino realizzato dalla pirateria di Renzi, a partire da quello del collega e amico Corradino Mineo: “Se la situazione non fosse molto grave, ci sarebbe da ridere. Il teorico dell’autonomia della politica ha contribuito al suicidio della politica. Colui che criticava il protagonismo di #Conte, ora dovrà sostenere quello di #Draghi Non gli bastavano 3 ministri, non ne avrà nessuno”

Sarà ma ho il sospetto che il “teorico dell’autonomia della politica”, come lo definisce scherzosamente Mineo, sia sempre stato soltanto un buon “praticone” e in tutti questi anni abbia messo la sua indubbia abilità di tattico al servizio non solo della sua ambizione ma di ben piu corposi interessi economici. Gli stessi che puntavano e puntano oggi su Draghi per cambiare tutto per non cambiare niente.

Per la verità mi aspettavo che la saggia e ben motivata, oltre che giustamente preoccupata, analisi del Presidente Mattarella preludesse al rinvio di Conte alle Camere che mettesse queste ultime di fronte alle loro responsabilità. Invece ha convocato Draghi e fra qualche ora, o qualche giorno, vedremo come andrà. Ma intanto le borse “volano”, non è vero?

Sulla Repubblica di oggi Francesco Manacorda cita una frase di John Maynard Keynes che lo stesso Draghi amerebbe ripetere: «Quando i fatti cambiano, io cambio le mie idee. Lei che fa, signore?». Oggi in tutto il mondo e in Italia in particolare i fatti sono cambiati, eccome se sono cambiati. Vedremo quanto sarà stato capace di aggiornarsi Mario Draghi su questo indecente e fallito capitalismo.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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