Si litiga col gas ma sulla Nato in Ucraina rischio di guerra vera

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Putin alla Nato in Ucraina: ‘pronti alla risposta militare’. Riunito lo Stato maggiore: «La sicurezza russa in pericolo». Ma la trattativa si è aperta. Nella foto di copertina il presidente russo Vladimir Putin con il generale Valery Gerasimov al meeting di ieri con lo stato maggiore delle forze armate

Putin mai così diretto e minaccioso

Negli oltre vent’anni passati al vertice del potere russo, Vladimir Putin non ha mai usato toni così diretti e così duri verso la Nato, osserva Luigi De Biase sul manifesto. «Quel che sta accadendo, l’aumento delle tensioni in Europa, è tutta colpa loro» (della Nato e quindi degli Stati Uniti), ha detto ieri Putin allo stato maggiore delle forze armate: «Se l’occidente proseguirà su una linea aggressiva, adotteremo contromisure tecnico-militari proporzionate. Risponderemo con fermezza a passi ostili. Vorrei sottolineare che siamo pienamente autorizzati a farlo».

Minaccia che più chiara non si può

Il fatto che Putin oggi avverta Europa e Stati Uniti come minaccia esistenziale paragonabile alla multinazionale del terrore islamista è un pessimo segnale, coperto sulle prime pagine dalla crisi evidente del gas come assaggio. Tutti a rischiare di perdere qualcosa (molto più di quanto immaginiamo), ma per la Russia, la Nato ai suoi confini diretti è minaccia inaccettabile alla sua sicurezza. E non è nemmeno difficile da capire. Messaggio chiaro alla parti armate Usa-Nato a occasione Ucraina, e ai governi europei (salvo pochi) che ‘non vorrebbero’ ma non sembrano avere il coraggio di farlo intendere oltre oceano.

Quei contractors americani già schierati

«Su una grande mappa proiettata alle sue spalle, il ministro della Difesa, Sergeij Shoigu, ha fornito aggiornamenti sulla crisi in corso in Ucraina. Compresa la presenza lungo il fronte con la Repubblica di Donetsk di 150 contractor americani che avrebbero a disposizione anche ‘armi chimiche’ – cioè munizioni non convenzionali». Il fatto, se confermato, andrebbe ben oltre le note «linee rosse» che la Russia ha chiesto a più riprese di rispettare. «Abbiamo bisogno di garanzie giuridicamente vincolanti, a lungo termine, ma sappiamo bene che non si può credere neanche a quelle», ha detto il capo del Cremlino.

Sicurezza nazionale Usa a migliaia di chilometri da casa?

«Pretesti, come ad esempio la sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti operano a migliaia di chilometri dal loro territorio, e quando il diritto o gli accordi dell’Onu li ostacolano, dichiarano tutto vecchio e superfluo». Al ministro della difesa il compito dei dettagli destinati, questa è l’impressione, alla Nato e agli Stati Uniti, più che ai generali seduti in sala. Alcuni esempi: la capacità delle truppe russe di muoversi su una linea di 3.500 chilometri dalle installazioni di partenza. Pronti ad arrivare sugli eventuali obiettivi ucraini in un attimo.

Perché l’Ucraina centrale per Mosca?

«Ucraina pericolo più imminente per Mosca  per gli eccezionali sforzi che gli Stati uniti stanno compiendo per mantenere attiva la minaccia», la sintesi De Biase. Sul Washington Post i piani che l’Amministrazione Usa starebbero studiando per sostenere gli «insorti» ucraini nel caso di un’invasione russa. Come in Afghanistan negli anni Ottanta e più di recente in Siria. Non molto rassicurante per il presidente ucraino Zelesky. I suoi soldati e il suo  esercito degradati allo status di «insorti», e la prospettiva di ricevere dagli Stati Uniti solo armamenti per poi vedersela direttamente coi soldati russi..

Persino il Nato Stoltenberg è allarmato

Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, dopo le minacce di rito, ha proposto il Consiglio Nato-Russia «il prima possibile, all’inizio del prossimo anno». Dietro le reciproche minacce, in realtà i colloqui sarebbero già cominciati. Lo ha confermato ieri il Financial Times. Quesito base: la Nato è davvero in grado di reggere un ricatto al Cremlino? Sino a che punto i governi dell’Alleanza vorranno basare i loro rapporti con Mosca sul piano militare? La Russia paga da quasi otto anni un regime di sanzioni pesante, ma con conseguenze molto inferiori alle aspettative sul suo sistema economico e politico. L’Europa senza gas o a prezzi decuplicati e altro ancora?

‘Sicurezza nazionale’ della Luiss

Altra fonte, la prestigiosa università Luiss, conferme sui contractors americani nel Donbass. A Donetsk, «circa 120 dipendenti di compagnie militari private statunitensi, starebbero preparando l’Esercito di Kiev nel Donbass armando postazioni di tiro negli edifici residenziali e nelle strutture locali, mentre addestrano le Forze [ucraine] per operazioni speciali». Ancora: «le compagnie militari private statunitensi starebbero preparando azioni provocatorie per mezzo di prodotti chimici. Serbatoi con componenti chimici non identificati sono stati consegnati alle città di Avdiivka e Krasny Liman, vicine a Donetsk».

Già più Nato in Bulgaria e Romania

Il 18 dicembre, il segretario alla Difesa britannico, Ben Wallace, ha ricordato che l’Ucraina non è membro della NATO. Messaggio a Washington. Tuttavia, lo stesso 18 dicembre, il generale Usa Tod Wolters, Comando supremo NATO in Europa, ha suggerito di schierare truppe aggiuntive in Bulgaria e in Romania, Paesi NATO, «per fronteggiare “l’accumulo militare russo” lungo il fianco orientale dell’Ucraina». Lo ha riferito la versione inglese di Deutsche Welle dal quotidiano tedesco Der Spiegel.

Il piano russo di pacificazione

Il 17 dicembre, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso pubblico l’Accordo di sicurezza avanzato da Mosca. ‘Bozza di trattato’ subito respinto dalla Nato. Semplice: smantellare gli schieramenti militari nell’Europa Centrale e Orientale, presenti dopo il 1997, l’anno in cui ha avuto inizio l’espansione della NATO verso Oriente. Vecchi accordi traditi e un impossibile passo indietro. Nel frattempo l’ex Patto di Varsavia è stato arruolato in blocco nella NATO espandendosi nei Balcani a circondare. Totale Paesi Nato a 30.

Nessun passo indietro ma due avanti

La NATO ha già schierato truppe nei Paesi baltici e in Polonia Orientale. Der Spiegel ha affermato di avere ‘informazioni’ secondo cui il generale della NATO/Usa Wolters «avrebbe chiesto un rafforzamento delle truppe al confine Orientale, aggiungendo poi «di avere in effetti già ampliato la presenza della NATO [in Romania e Bulgaria]». L’Alleanza ha rifiutato di commentare le informazioni fornite dal quotidiano tedesco.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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