SERGIO LABATE È IL NUOVO PRESIDENTE DI LIBERTÀ E GIUSTIZIA

da Libertà e Giustizia, 13 novembre 2021

Dobbiamo favorire la rinascita della democrazia costituzionale’

Sergio Labate è il presidente nazionale di Libertà e Giustizia. Nel corso dell’Assemblea annuale dei soci, che si è svolta l’ottobre scorso, il filosofo dell’Università di Macerata è stato eletto all’unanimità al vertice di LeG per il prossimo triennio, passandosi la staffetta con lo storico Paul Ginsborg.

Labate ha ricordato la storia di LeG, riconoscendo che in essa «si è manifestata una straordinaria capacità di intuire ciò che abbiamo finito per comprendere solo dopo: che la crisi politica della democrazia non era la conseguenza accidentale di un eccentrico episodio (per esempio l’abnorme discesa in campo di un tycoon), quanto piuttosto s’inseriva in un attacco alla democrazia non solo come struttura di regole, ma come idea comune di società».

Questa storia -secondo Labate- lascia in eredità un compito: «non semplicemente difendere, salvare, mettere al riparo, ma far rinascere la democrazia costituzionale, avendo fede nei suoi ideali e opponendosi alla democrazia sfigurata dalle politiche degli ultimi anni».

Tra i temi da affrontare nel prossimo futuro ci sono «la crisi di legittimità dei partiti politici e il tentativo di premierato assoluto da combattere; la normalizzazione di politiche precedenti alla pandemia che pare caratterizzare le politiche dell’attuale governo; il tema delle diseguaglianze che rivela lo stretto nesso tra i processi economici di accumulazione dei capitali e le trasformazioni della democrazia».

L’Associazione lavorerà per essere all’altezza di questo compito, praticando «un pensiero partigiano,in grado di persuadere che il modello della democrazia costituzionale sia molto meglio di tutto ciò che si sta imponendo e che è ormai alle porte».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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